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mar 9
Il pastore tedesco...o cane lupo
Era molto in voga già dagli inizi del secolo XX° la dicitura "cane lupo" per descrivere il cane da pastore tedesco. Ciò era dovuto proprio alla somiglianza dei caratteri esteriori col suo progenitore lupo. Il soma tipico del cane da pastore, la testa cuneiforme, le orecchie portate erette, occhi con taglio leggermente obliquo, coda discesa, manto di colore grigio screziato - elementi esteriori tipologici preservati anche nel moderno pastore tedesco -rendono una notevole somiglianza rispetto il progenitore lupo. Ai primordi della sua origine come razza canina documentata, il ceppo primordiale che dette vita al prototipo canino di Horand von Grafath ebbe a disporre a distanza di sole poche generazioni dei geni del lupo mitteleuropeo di media taglia. Non solo in tempi ancestrali tale commistione si rese fattiva, come volle affermare in alcune occasioni il capitano von Stephanitz (molto schivo nell'ammettere tale insanguamento in tempi recenti). Non a caso destò molto scalpore nei primi anni del 1900 la discussione sortita fuori dalle "ingenue" dichiarazioni di Herr Otto Rahm di Wohlen (fondatore della SV Svizzera) secondo il quale Morés Plienigen (madre di Hektor Schaben x Horand Grafrath, nonchè Sieger del 1901) fu generata dall'accoppiamento fra un cane da pastore ed un lupo. Max von Stephanitz intervenne in questa disputa dichiarando prontamente che un accoppiamento in tal senso ebbe a verificarsi, ma riguardava soltanto il bisnonno di Mores - a suo dire, effettuato "ufficialmente" nel 1881 presso il giardino zoologico di Stuttgard, ancor prima del riconoscimento a razza canina del pastore tedesco, per fini meramente scientifici. Questo breve accenno relativo agli incroci verificatisi fra il cane da pastore ed il lupo (di media taglia) non può mancare di una fonte autorevole come quella del cinologo Herr Strebel, autore del libro "Die Deutschen Hunde" secondo il quale, il famoso "Philax von Eulau", il bianco cane da pastore preso a modello ideale dagli studenti della società canina Philax (1891-1895), altro non era che un meticcio derivato da un accoppiamento di lupo con un cane da pastore. Philax venne impiegato per essere mostrato negli spettacoli itineranti (tipo circense) ed in un'occasione Herr Strebel vide per l'appunto dei cani Borzois (razza di origine russa utilizzata in muta per la caccia al lupo) che alla sola vista di Philax reagirono come quando erano soliti rapportarsi ad un lupo di foresta.
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mar 7
Il colore del manto nel pt
Il manto è l’insieme dei vari tipi di produzione pelosa che rivestono la superficie corporea, con i rispettivi colori e tonalità di gradazione (focature). Il vigente standard indica per settori corporei i colori e le relative varianti ammesse per la razza. Il colore è la risposta cromatica dei pigmenti contenuti nei vari tipi di pelo allorché attraversati o esposti alla luce solare. Tutti i tipi di pigmenti (sia della pelle che del pelo) sono costituiti da melanine. L’intensità ed il tipo di colore è determinato dalla concentrazione e dal tipo di pigmento. Le varianti cromatiche costituiscono a tutti gli effetti motivo di studio e ricerca nella selezione genetica. 1) Il colore del mantello. Sin dalle origini il cane da pastore tedesco presentava in maggioranza un manto di colore grigio screziato con peli di tonalità varia. In seguito, la gamma cromatica più richiesta dai cinofili prevedeva un manto dalla colorazione differenziata, più scura, tendente al nero, in luogo della sella, collo e muso, coda e focature chiare agli arti. Con gli anni a venire il colore preferenziale delle focature tese a virare sempre più verso le tonalità di colore calde (biondo, rosso) fermo restando le zone di colore nero interessare la parte dorsale fino alla coda e la costale sino degradante al colore chiaro fino al bianco ventralmente. Ad oggi si riscontra nella razza una varietà cromatica di mantello molto ampia, secondo le linee di sangue impiegate: dal grigio screziato, al nero e rosso focato, sino al nero monocolore. Le focature interessano per lo più la maschera, le orecchie, il collo, l’anteriore e il posteriore, le tonalità dei peli variano dal biondo fino al rossastro a tinte forti e screziature melangiate di varie gradazioni.
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mar 7
Fattori nutrizionali utili al manto
I fattori nutrizionali essenziali al mantenimento di un buon manto sono: Proteine. Il pelo è costituito per il 95% da proteine. In alcuni periodi dell’anno, in specie durante la muta, le proteine apportate con l’alimento possono essere utilizzate fino solo al 30% soddisfacendo parzialmente alle necessità funzionali e strutturali di pelo e cute. A tale scopo sarà necessario utilizzare una o più fonti proteiche di alta qualità in modo da garantire all’organismo l’apporto di tutti gli aminoacidi essenziali destinati alla formazione della struttura del pelo ed al ricambio delle cellule cutanee. Lipidi ed acidi grassi. Gli acidi grassi sono alcuni dei costituenti nelle membrane cellulari. Gli EFA (Essential fatty acid) o acidi grassi essenziali, devono essere introdotti nell’organismo con la nutrizione. Ne consegue che l’assunzione nell’organismo tramite l’alimentazione di lipidi in grado di fornire EFA omega-6 e omega-3 contribuisce attivamente al mantenimento d’un ottimale stato in salute di cute e pelo. Vitamine A, C, E, B, Rame e Zinco. Queste vitamine hanno tutte un ruolo specifico per il raggiungimento ed il mantenimento di un ottimale stato di salute di pelle e pelo. Il contributo di rame e zinco in forma assimilabile dall’organismo attivano in particolar modo l’azione benefica delle vitamine. Associazione sinergica di vitamine e amminoacidi. L'apporto di vitamine (colina, nicotinamide, inositolo, piridossina e acido pantotenico) e amminoacidi (prolina e istidina) mediante un'azione sinergica ha l'effetto d’aumentare la sintesi delle ceramidi. Ciò permette di limitare le perdite idriche e impedire attraverso i distretti cutanei superficiali (orefizi follicolari) il passaggio di batteri e allergeni (cocchi, polline, acari).
