Educando il cane: i 10 più comuni errori

Educando il cane: i 10 più comuni errori
23 Gennaio 2017

Uno dei metodi più efficienti per educare il cane è utilizzare il rinforzo positivo. In questo modo lavorando con il proprio cane si rafforza anche il legame che s’instaura nel binomio proprietario-cane. Contrariamente, utilizzando il metodo punitivo non solo si rovina la relazione con l’animale, ma inoltre vi possono essere delle conseguenze negative o ricadute del comportamento indesiderato. L’educazione gentile è appagante sia per il proprietario che per il cane!

I seguenti comuni errori vengono riscontrati sia in classi comuni, che lezioni. Non prendete paura se vi riconoscete in uno di questi errori: siamo, bene o male, tutti colpevoli! L’importante è prendere coscienza dell’errore e cercare subito un rimedio.

1. “IL CANE E' ANNOIATO”: la sessione di educazione è troppo lunga!

Molte volte accade che, presi dall’euforia dei primi progressi di lavoro nel cane, si ecceda nelle ripetizioni degli esercizi fino a stufare il cane. Per esempio, abbiamo insegnato al cane ad andare a cuccia sul suo materassino a comando; visto i numerosi successi, insistiamo nel mandarlo a cuccia partendo dalla cucina, dalla camera da letto, dal bagno finché il cane si ferma, ci guarda, si scrolla e se ne va interrompendo l’interazione con noi.

A questo punto è molto probabile che la sessione di lavoro sia stata prolungata oltre il limite di sopportazione del cane. Educare deve essere divertente e appagante anche per il cane, non solo per il proprietario. I cani hanno generalmente una piccola finestra di attenzione (curva dell’attenzione), al di là della quale tutto perde di significato. Il progresso negli esercizi deve essere ottenuto mediante diverse sessioni di lavoro di breve durata.

Nonostante sia difficile, interrompere il cane quando compie qualcosa di giusto e lo vediamo attento è ciò che va fatto, altrimenti, inavvertitamente, rischieremo di sopraffarlo rovinando cosi l’intero lavoro.

Generalmente è meglio avere piccoli momenti di lavoro sparsi nell’arco della giornata, che un’ora intera di ripetizioni a volte poi con scarsi risultati! “Corto e divertente”, questo deve essere il motto dell’esercizio da insegnare. Inoltre, non aspettate che il cane inizi a compiere degli errori ma, bensì, terminare la sessione quando il cane ha fatto bene, la motivazione per la prossima sessione sarà più alta.

2. “SEDUTO, SEDUTO, SEDUTO..”: ripetere il comando

“Fido seduto, seduto, seduto…Fido? Seduto!” Finalmente dopo 5 richieste Fido si siede e viene premiato! Aumentando le ripetizioni del comando e a volte il tono della voce sembra, alla fine, sempre funzionare… ma non sarebbe meglio se Fido si sedesse al primo “seduto”?

Nelle ripetizioni del comando occorre fare molta attenzione che il cane non apprenda che il comando è formato da 5 parole, anziché una! Se fosse cosi ecco che lo vedremo sedere solo alla quinta parola e non al primo “seduto”. Se il cane sta per saltarci addosso e lo vogliamo, invece, seduto, chiediamo il comando al cane una volta solo, manteniamo la calma senza lasciare che la frustrazione prenda il nostro controllo e, se non si siede, gentilmente posizioniamolo mediante l’uso del premio nella postura da noi richiesta (è molto probabile che il cane non abbia ancora appreso pienamente il comando).

Solo con molte ripetizioni dell’esercizio, il cane imparerà a sedersi a comando utilizzando una parola sola. L’importante è per il proprietario mantenere la calma, evitare le ripetizioni del comando che non servono a nulla e concentrarsi, invece, nel posizionamento del cane, se per caso non ha capito cosa è richiesto.

3. “NON E’ SUFFICIENTE!”: quando un premio non è appagante!

Avete notato recentemente che Fido una volta richiamato non rientra soprattutto se è libero al parco, e, quelle poche volte che ritorna, lo fa con un passo molto svogliato, nonostante lo abbiate premiato ogni volta. Che cosa è successo a quel cane che fino a poco tempo fa si fiondava su di voi al primo richiamo?

Generalmente i proprietari scelgono un premio che credono piaccia al loro cane. I premi migliori sarebbero quelli che, se il cane potesse parlare, ci elencherebbe uno a uno e con la loro scala gerarchica.

Nella mente del cane è importante sapere che ci sono premi di serie A, B, C…ecc. Una ricompensa serve per rinforzare un comportamento di modo che la prossima volta richiesto il cane la rifaccia con più velocità e con successo. Il lodare verbale con il classico “bravo Fido” non è sufficiente a lungo termine per rafforzare un comportamento. Un gioco può essere già più interessante, ma non tutti i cani sono motivati dal gioco, specialmente se al parco presi da mille odori e cose…

La cosa migliore da fare è prendere carta e penna e scrivere una lista delle cose che piacciano al proprio cane, come: la pallina da tennis, il pollo (inteso come cibo), la libertà, il tira e molla, wurstel, ecc. Iniziamo con l’usare come ricompensa tutto ciò che lui gradisce e cerchiamo di identificare quella cosa che lo entusiasma al massimo. Una volta individuata la scaletta gerarchica del proprio cane, sarà più facile intuire cosa può motivare il nostro Fido a rientrare al richiamo, anche se impegnato a giocare con un altro cane.

4. “MA A CASA LO FA SEMPRE”: ripetizioni sempre negli stessi posti

Fido si siede subito non appena glielo chiediamo quando siete in cucina, in salotto, in camera, ecc. Quando è in giardino, risponde subito al richiamo ma se siamo al parco o dal veterinario sembra non volerci ascoltare. Il cane è generalmente molto consapevole dell’ambiente che lo circonda; se gli esercizi vengono praticati solo ed esclusivamente in ambienti familiari, come la casa e il campo scuola, questo può rallentare o interferire nell’apprendimento e nell’esecuzione dei comandi in altri ambienti.

Per avere un cane sotto controllo e che risponda sempre alle nostre richieste, tutti gli esercizi vanno testati nel maggior numero di location possibile. Solo allora potrò essere sicura che “seduto” significa seduto in qualsiasi posto e non solo dove comunemente mi esercito (casa o scuola).

Portarsi il cane in giro e praticare gli esercizi ovunque è l’unico modo per generalizzare i comandi (negozi, shopping center, centri urbani, ecc.). Inoltre, va ricordato che assieme al cambio di luogo, va tenuto conto anche del numero di distrazioni presenti. Iniziare sempre in un posto nuovo con poche distrazioni per poi gradualmente aggiungerne!

5. “ASPETTATIVE IRREALISTICHE”: insegnare l’impossibile

Dopo aver praticato e praticato il comando del richiamo con Fido, decidiamo di portarlo al parco e lasciarlo libero di giocare con altri cani. A un certo punto proviamo a chiamarlo per vedere se arriva; Fido non arriva. Prima di richiedere un’azione al cane, dobbiamo chiederci quante probabilità di riuscita la stessa abbia. Se non ho mai testato il richiamo del cane quando sta giocando con altri cani, è molto improbabile, quindi, che Fido compia l’azione richiesta.

Quando decidiamo di insegnare al cane nuovi esercizi, è bene prima verificare la fattibilità di questi esercizi tenendo, conto del tipo di cane, età, razza, ecc. Chiedere a un cane anziano di saltare in auto forse è improbabile che avvenga, meglio, quindi, insegnargli a utilizzare la rampa; lasciare un cane appena portato a casa libero in un contesto sconosciuto e poi provare a richiamarlo, è indubbio che non verrà al nostro richiamo poiché la relazioni non si è ancora stabilita; e via dicendo.

Le richieste fatte ai quattro zampe devono essere realistiche e possibili da compiere.

Educando il cane: i 10 più comuni errori

6. “CHE GIORNATACCIA”: educando con frustrazione

Capita a tutti di tornare a casa dopo una di quelle giornate di lavoro dove ne sono capitate di ogni!

Nonostante si creda di poter, comunque, recuperare in pochi minuti di riposo e, quindi, di poter proseguire con la routine del fine giornata, si sa che la frustrazione è latente dentro di noi, pronta a sboccar fuori all’ennesima insoddisfazione. In quei giorni, è forse meglio evitare di fare esercizio con il cane poiché, alla ben che minima disattenzione, il nostro umore già duramente provato, verrà messo a vacillare dagli errori commessi da Fido e molto probabilmente esploderemo con tutta quella frustrazione che si era accumulata nel corso della giornata. Non vi è nulla di peggio che rendere la sessione di educazione un incubo per Fido! Godetevi la meritata pausa ed esercitatevi con il vostro beniamino in un'altra giornata!

7. “FARE IL PASSO PIU LUNGO DELLA GAMBA”: non avere controllo delle distrazioni e dell’ambiente

Durante l’introduzione di nuovi esercizi di controllo, va considerato tutto ciò che potrebbe andare storto. Per esempio, se voglio insegnare al cane di stare in “seduto-resta” quando apro la porta di casa, dovrò organizzarmi in modo tale da prevenire ogni possibili fuitina o fallimento dell’esercizio.

Potrei utilizzare una lunghina per bloccare il cane, nel caso in cui cerchi di scappare dalla porta. Potrei esercitarmi in un orario diverso da quando passa il postino o il furgone delle consegne. Potrei chiedere l’aiuto di un amico per imitare una distrazione alla porta, ecc. In ogni caso, è sempre consigliabile organizzare il setting di lavoro, escludendo tutti i fattori che potrebbero mettere il cane in condizione di fallire! Premiare più volte i successi porta maggior motivazione sia da parte del cane che del proprietario stesso, vedendo il duro lavoro avere i suoi frutti.

8. “NON NOTARE I BUONI COMPORTAMENTI DEL CANE”

Il mio cane non fa questo, non fa quello, mi rovina la casa, scava in giardino, ecc. È sempre molto più facile notare quello che il cane NON FA bene piuttosto che quello che FA BENE.

Per esempio, siamo a passeggio in un contesto urbano, incontriamo un altro cane che minaccia il nostro, il quale ignora la sfida lanciata dell’altro quadrupede e prosegue in condotta venendoci dietro. Quante volte abbiamo premiato situazioni del genere? Poche, ogni tanto, mai? In quel contesto il cane andava ricompensato per aver scelto di ignorare l’altro cane e di continuare in condotta senza tirare e senza aver creato disagio al proprietario.

Quando arriva un ospite, urliamo tutti al cane di non saltare addosso alle persone e quando, invece, siamo seduti a pranzo e lui si ritira nella sua cuccia viene ignorato? Un'altra occasione persa per premiare ciò che è utile.

Invece di concentrarsi su tutto ciò che non va nel cane che abbiamo, iniziamo a notare quello che fa (anche spontaneamente) e premiamolo per questo. La legge del rinforzo positivo si basa sul concetto che, premiando un determinato comportamento, questo abbia più probabilità di essere ripetuto. Riconoscendo e valorizzando i comportamenti che ci piacciono nel cane, noteremo che verranno riproposti più volte spontaneamente e che andranno in sostituzione di quelli negativi.

9. “CORRUZIONE A VITA”: avere il cibo sempre in mano

Ci è mai capitato di vedere ritornare il cane al richiamo solo se abbiamo il biscotto in mano?

Oppure di vedere il cane che compie il seduto solo quando abbiamo la ciotola pronta?

Che sia Fido in grado di addestrarci a rilasciare risorse quando lo decide lui?

Con il termine “corruzione” intendo quando il cane compie qualcosa di nostro gradimento esclusivamente quando vede il premio fra le nostre mani e ignora, invece, le nostre richieste quando fatte in assenza di rinforzo. All’inizio di un percorso educativo può capitare di usare della corruzione SOLO per indurre il cane in determinate posizioni, dopodiché, una volta che il comando è appreso e testato in vari ambienti, la ricompensa deve essere rilasciata a cadenza variabile e non deve essere sempre la stessa. Questo tipo di procedimento si chiama “fading” della ricompensa. Se ciò non avviene, il cane impara a discriminare le richieste solo e quando il premio è visibile.

È preferibile, quindi, richiedere prima il comando, e, solo dopo l’esecuzione corretta, rilasciare la ricompensa, che non deve essere sempre ed esclusivamente cibo. Se il cane non è sicuro di che tipo di ricompensa viene rilasciata, è molto più probabile che sia interessato a scoprirlo e pertanto a compiere ciò richiesto.

Inoltre, come riportato sopra, è bene ricordare che ci sono premi di serie A e premi di serie B. Anche la stessa libertà può essere vista agli occhi del cane come una grandissima risorsa e pertanto come una grande ricompensa. Lasciarlo sulle spine più spesso (dopo essersi accertati che il cane abbia compreso e sappia compiere le richieste) è il modo migliore per mantenere l’interesse in noi e in Fido.

10. “SOLUZIONI TAMPONI”

Entrando in un qualsiasi pet shop, avrete notato tanto belle colorate scatole con su scritto “stop all’abbaio”, “stop al mordere”, “stop alle pipì in casa” ecc.. sembra che le soluzioni ai problemi più comuni dei cani siano in vendita in scatola e che basti premere un bottone per ottenere risultati.

Queste pubblicità ingannevoli mi ricordano quelle mille creme o panciere per avere la pancia piatta, quando tutti noi in fondo sappiamo che solo l’esercizio fisico e la corretta alimentazione ci aiuterà a ottenere quei addominali scolpiti che molti sognano.

Cosi è pure con il cane! Non illudetevi dei rimedi tampone, poiché nel lungo termine non sono risolutivi ma spesso peggiorano il problema o ne creano di altri. Questi rimedi la maggior parte delle volte dei casi si basano su punizioni coercitive che creano disagio e frustrazione nel cane, che, appunto, a lungo termine da qualche parte verrà ridiretta.

Per ogni tipo di comportamento del cane che ci crea disagio o non ci piace, occorre fare una giusta valutazione del perché viene effettuato questo comportamento, cosa pensa il cane di ottenere e come inavvertitamente è stato premiato. Per esempio, il cane che salta addosso e che viene spinto e sgridato a voce, in qualche modo ha ottenuto la nostra attenzione e pertanto, comunque, è portato a riproporre l’azione. Se, invece, ogni volta che ci salta addosso ce ne andiamo senza parlargli, guardarlo e toccarlo, ecco che il comportamento verrà estinto poiché non vi è alcuna gratificazione! Anzi il fatto di interrompere l’attività con il cane può essere vista come punizione = se salti addosso io me ne vado = non giochiamo, non stai con me, ecc.

Dubitare sempre del “quick fix”!

 

Tiziana Da Re

Educatore e RI-educatore Cinofilo Comportamentale

Diplomata in Educazione e rieducazione del cane (HNC in Dog Training and Behaviour)

Specialista nel comportamento del gatto (Cat Behavior Specialist)

Membro Puppy school UK

Socio Libertas Cinofilia

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