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Elementi di cultura cinofila-la storia di fido

Pillole cinofile - elementi di cultura cinofila-la storia di fido Elementi di cultura cinofila


La storia di Fido.
Acquistando un libro sulla vita con i cani, ci si trovano molte storie che riguardano i casi trattati dall’autore, i cani e le persone coinvolte formano la base da dove si parte per enunciare dei principi di interesse generale.
Fino a questo punto ci siamo limitati, invece, all’enumerazione dei principi che possono essere utili a chiunque viva con qualunque tipo di cane, limitandoci a distinguere i casi attinenti ad alcune caratteristiche psicologiche particolari dei soggetti a quattro zampe.
La storia di Fido, adesso, potrebbe essere utile per descrivere alcune incongruenze del comportamento che possono essere evitate con vantaggi sia per gli umani sia per i loro compagni a quattro zampe.
LA STORIA.
Tempo fa mi si presentò una famigliola composta da padre, madre, figlio e pastore tedesco. L’umano capofamiglia svolgeva un lavoro ben remunerato ed allo stesso tempo molto impegnativo, lui e la sua famiglia vivevano in una villetta con giardino. La moglie, anche lei lavorava, il bimbo frequentava la scuola dell’obbligo. Padre e madre rientravano a pranzo mentre il bimbo frequentava una scuola a tempo pieno. Il motivo per il quale desideravano il mio aiuto era costituito dai danni (buche e piante rotte) causati da Fido (chiameremo così il pastore tedesco) in giardino durante la loro assenza.
Per prima cosa ho invitato tutta la famiglia in un recinto, dove Fido poteva correre libero ed ho chiesto a Mario (chiameremo così l’umano adulto) di giocare un po’ con il suo amico: grande imbarazzo, non sapeva cosa volesse dire giocare con il cane. Ho chiesto, poi, di richiamare Fido e, visto il timore del cane ad avvicinarsi a Mario, ne ho voluto conosce il motivo. Mi fu spiegato che Mario soleva punire Fido ogni volta che trovava buche nel bel giardino, questo succedeva quasi ogni giorno e quindi Fido aveva acquisito un gran timore ad avvicinare Mario, il cui tono di voce del resto non era molto invitante, convinto com’era di dover essere virile per esercitare il dominio sul cane.
Dopo quattro-cinque incontri mi era chiaro il quadro caratteriale di Fido e dissi a Mario che, forse, il suo cane non aveva un temperamento molto vivace, ma, alla luce di quello che vedevo io, AVREI TRANQUILLAMENTE LASCIATO MIO FIGLIO, NUDO, ASSIEME A QUEL CANE. Proposi alla famigliola di costruire, nel giardino di casa, un recinto con un box per Fido in modo da evitare che, annoiandosi, producesse altre buche in giardino. Ne seguì un coro di “ povero cane, rinchiuso in un box, mai!”. Rimasi perplesso per il fatto che chi era solito punire Fido per alcune buche nella terra vedesse come un delitto la soluzione da me proposta. Dissero che l’avrebbero tenuto in casa.
Tornarono e si lamentarono che Fido, lasciato solo in casa durante la loro assenza, aveva rovinato alcuni mobili e quindi, adesso veniva punito non solo da Mario, ma anche da Maria. Data l’elevata docilità di Fido, la sua reazione era solamente quella di stare il più possibile alla larga da Mario e Maria che, per contro, si lamentavano della mancanza di relazione fra loro ed il cane. A quel punto raccolsi tutta la pazienza che avevo a disposizione e rispiegai loro che, forse il loro Fido non avrebbe gradito molto passare le ore nel box, ma avrebbe avuto, in cambio, la gioia di vedere che i suoi compagni umani, al loro ritorno, lo avrebbero “liberato” e, felici del loro giardino perfetto e dei loro mobili ben tenuti, lo avrebbero coccolato e accarezzato invece di punirlo e cacciarlo via.
Per fortuna di Fido, Mario e Maria fecero costruire il box in una zona tranquilla del giardino, durante la loro assenza lui li aspettava e, quando tornavano a pranzo e, la sera, dopo il lavoro, poteva stare assieme a loro, in casa ed in giardino, fino al mattino successivo. Mario imparò qualche gioco da poter fare con Fido e tutta la famiglia cominciò ad apprezzare un cane che, nonostante un pessimo inizio di rapporto era riuscito a recuperare fiducia nei suoi compagni umani. La capacità del recupero era già scritta nel DNA di Fido con una componente di docilità molto elevata che avrebbe permesso agli umani ulteriori sbagli senza che, per questi, il cane perdesse il suo naturale impulso a vivere accanto a loro.
Morale della storia
Il giardino di una casa non è luogo dove “stabilire” il cane della famiglia giacché la famiglia stessa non è “stabilita” in giardino, ma all’interno dell’abitazione e solo saltuariamente in giardino. Lo spazio dell’area verde può essere anche molto grande, fido lo esplora in un paio di giorni e poi si annoia, esattamente come si annoierebbe dentro all’abitazione. L’equilibrio psicologico fido lo raggiunge solamente mantenendo un contatto adeguato con il “branco”. Stabilire cosa significa “adeguato” per un “fido”, lo si può fare solamente conoscendo a fondo il “fido” in questione, intuitivamente si può già stabilire che la “stabulazione continua” lontano dal nucleo famigliare non è e non potrà mai essere un modo adeguato per creare un rapporto felice con qualsiasi “fido”.
Altra credenza da demolire è “il cane da guardia”: un cane accolto in famiglia e lasciato in giardino per impaurire i malintenzionati ha maggiori probabilità di sviluppare fobie e avversioni verso variegati personaggi che tenere alla lontana i delinquenti intenzionati a compiere furti in una qualsivoglia proprietà privata. Se i malviventi professionisti probabilmente lo neutralizzano per un tempo sufficiente alle loro operazioni, gli sbandati probabilmente lo uccidono.
Altro scenario si presenterebbe al malvivente se il vostro “fido” si trovasse all’interno dell’abitazione poiché sarebbe molto più difficile individuarne la posizione. Nel fortunato caso in cui si trattasse di un “cane campanello”, di uno di quei soggetti che abbaiano furiosamente e scappano, si otterrebbe il risultato migliore: essere avvisati del pericolo senza mettere a repentaglio la vita di “fido”.
A proposito, quando il vostro “fido” abbaia al suono del campanello, è buona norma ringraziarlo per aver “avvisato il branco della presenza di un estraneo nel territorio”.

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