Vocabolario canino

A | B | C | D | E | F | G | I | K | L | M | O | P | R | S | T | U | V | Z

Chi vive con un animale domestico sa quanto la sua presenza possa aiutare. Ritengo che il ritorno all’alterità animale sia qualcosa di fisiologico, di naturale. L’uomo è nato e vissuto in stretta vicinanza con gli animali fin dalle radici della sua storia. Pertanto credo che non ci sia nulla di più “normale” che riavvicinarsi alla natura e agli animali. Nello specifico l’animale, con la sua assenza di giudizi, di schemi mentali tipici dell’uomo, porta alla riscoperta della parte più naturale, più tranquilla di sé. L’animale abbatte in qualche modo quelle barriere puramente umane che sempre più spesso sono causa di tensioni, malesseri, stress. E, nei casi più gravi, può essere un mediatore relazionale tra gli uomini, portando la relazione su un piano più istintivo, più semplice, meno traumatico.

È facile farsi prendere dall’entusiasmo e generalizzare. Oggi, in Italia, pian piano si comincia a fare chiarezza e si cerca di abolire il termine “pet therapy”, definendo tali progetti più come programmi assistiti dagli animali, che si suddividono al loro interno in base alla metodologia usata e alla tipologia di fruitore. Partiamo dalla stessa definizione: «Il termine pet therapy non è corretto, oggi si parla di Terapia Assistita dagli Animali - in sigla TAA - per definire attività in cui l’animale è usato come stimolo, come strumento per percorrere un determinato percorso terapeutico preordinato con obiettivi precisi e valutabili». [1]

Ho sperimentato di persona questa possibilità, assieme a Kim, la mia compagna a quattro zampe, e un ragazzo affetto da autismo, che assieme alla sua mamma e alla sua terapeuta mi concedono di verificare incontro dopo incontro come gli animali possano stimolare a camminare, interagire, a lavorare sul coordinamento dei movimenti. Tutto ciò, spazzolando il cane, lanciandogli la palla, accarezzandolo dolcemente.

Ci riferiamo invece all’Educazione Assistita dagli Animali (EAA), quando l’animale rappresenta un «pretesto» per svolgere un’attività educativa, come imparare i nomi delle parti del corpo, ad esempio. Non meno importanti sono le Attività Assistite dagli Animali (AAA), quando la semplice presenza di cani o altri animali serve a generare stimoli positivi, ad aiutare le persone a socializzare in una corsia di ospedale o in una residenza per anziani. Ci sono poi i cani “di servizio” (SERVICE DOG): i più conosciuti sono i cani guida per ciechi, ma pian piano si stanno facendo strada nuove “abilità”, come per esempio fungere da «orecchio» (HEARING DOG) per disabili uditivi o ad aiutare disabili motori.

Ma vediamo un po’ come si è fatta spazio, storicamente, la pet therapy (se ancora con questo errato termine vogliamo in modo semplicistico definirla).

Partiamo dai Greci, sempre i primi in ogni scoperta, dove già Ippocrate, fondatore della medicina occidentale, aveva constatato gli effetti benefici che si traevano da una lunga cavalcata e consigliava questa “terapia” per combattere l’insonnia e ritemprare il fisico; passando poi per i Romani, i quali amavano circondarsi di cani da compagnia, il cui numero elevato è testimoniato dalle iscrizioni tombali che ne riportavano addirittura i nomi. Amati erano anche gli uccelli canterini, le gazze e i pappagalli. Per arrivare all’età moderna, avvicinandosi sempre più agli studi supportati dalla scienza e finanziati dagli Enti a carattere ospedaliero-assistenziale, citiamo il dottor W. Tuke che nel 1792 incoraggiò i pazienti con disturbi mentali a prendersi cura degli animali.

Poi, nel 1867 in Germania, è stato fondato un ospedale, dove gli animali venivano utilizzati per la cura dell’epilessia, mentre quasi in contemporanea nel 1875 in Francia, il dottor Chessigné prescrisse l’equitazione ai pazienti che riscontravano problemi neurologici, ritenendola una terapia efficace per il miglioramento dell’equilibrio e il controllo muscolare.

Ma è nel 1942 che la Croce Rossa americana iniziò, presso l’ospedale militare di New York per feriti di guerra con traumi emozionali, a impiegare animali da compagnia e allevamento per “normalizzare i pazienti”.

Ma anche lo sport, da sempre appendice del “vivere bene”, iniziò a dare risalto agli Interventi Assistiti dagli Animali: nel 1952 alle Olimpiadi di Helsinki, Liz Hartel, colpita nove anni prima da poliomelite, si classiicò nei primi posti nella gara di dressage. Il forte interesse suscitato dall’avvenimento fece diffondere l’ippoterapia in tutto il mondo.

Occorreva però uno studio più specifico sulla materia e non semplici intuizioni collaterali, come era stato in passato: ecco, quindi, che tra il 1953 e il 1961 il Dott. Levinson [2] iniziò le prime ricerche sugli effetti degli animali da compagnia in campo psichiatrico ed enunciò per la prima volta teorie plausibili e verificabili sugli effetti benefici della compagnia degli animali.

È, infatti, nel 1953 che il dottor Boris Levinson, psicoterapeuta infantile, si trovò ad affrontare alcune difficoltà nella comunicazione con un suo piccolo paziente affetto da una grave forma di autismo. Levinson individuò casualmente l’azione positiva e propositiva della compagnia del proprio cane, che gironzolava abitualmente nello studio, nei confronti del piccolo paziente. Fu questo casuale episodio che stimolò lo psicoterapeuta a iniziare le prime ricerche sugli effetti benefici degli animali da compagnia. Levinson verificò così scientificamente l’efficacia terapeutica degli animali d’affezione, se impiegati per il recupero dei pazienti affetti da gravi turbe psichiche. Nei suoi studi assolutamente pionieristici in materia, il medico comprese che il giovane paziente, che si era fino ad allora mostrato refrattario ad altre terapie e cure, aveva iniziato a manifestare un notevole interesse per il cane: questo nuovo e inatteso rapporto aveva poi facilitato la relazione con lo psicoterapeuta stesso.

Dopo Levinson, la strada fu tutta in discesa: nel 1975, Samuel e Elisabeth Corson, due psichiatri americani, adottarono le teorie di Levinson per curare adulti con disturbi mentali, nei carceri e nei manicomi criminali. Nel 198, negli Stati Uniti, venne creata la Delta Society, un’associazione che studia l’interazione uomo-animale e gli effetti terapeutici legati alla compagnia degli animali.

E oggi? Oggi gli Interventi Assistiti dagli Animali in Italia e all’estero vengono svolti sia dai privati sia nelle strutture ospedaliere e assistenziali. La formazione è affidata all’associazionismo, che segue però linee guida comuni nei punti fondamentali: rispetto dell’animale e rispetto del paziente/fruitore del servizio. Anche la Croce Rossa Italiana ha finalmente deciso di formalizzare nelle ultime “Linee Guida per le attività e il servizio dei Soccorsi Speciali”, aggiornate al luglio 2011, questo tipo di attività permettendo agli operatori che operano nelle unità cinofile di formare i cani anche in questa disciplina.

 

[1] Marcello Galimberti, Presidente dell’AIUCA - Associazione Italiana Uso Cani d’Assistenza, Istruttore e Valutatore Pet Partners.

[2] Levinson B. M.,1962, “The dog as a co- therapist”