Il Beeper.. questo incompreso (2/2)

Il Beeper.. questo incompreso (2/2)
17 Luglio 2012

Libri, articoli, foto, filmati e spedizioni per ogni dove hanno prodotto danni ben più gravi di quelli che, secondo qualcuno, avrebbe inferto l’uso del beeper.

Concordo con Donatucci quando afferma che la prova specialistica e la caccia cacciata non dovrebbero evidenziare tra loro nessuna differenza, ma credo si sbagli quando afferma che eventuali modifiche introdotte nelle prove si rifletterebbero nella pratica venatoria. È vero l’esatto contrario.

Stiamo dibattendo la concessione dell’uso, in prova, di un marchingegno largamente usato (male e da tempo) nella pratica venatoria.

Che venga usato malamente lo dimostra la definizione francese di “sonaglio elettronico”: il beeper non è e non dovrebbe essere usato come un sonaglio, adatto cioè ad indicare la posizione del cane in cerca, ma esclusivamente a permettere la rapida individuazione del cane in ferma, dopo l’arresto del suono del campano. Se potessi vieterei la costruzione del beeper con l’opzione del segnale ad intervalli.

Dubito fortemente che un cane generico possa miracolosamente rendersi utile quanto un cane specializzato per il solo fatto di avere qualcosa attaccato al collo: il beeper non insegna a cercar beccacce, né impedisce sfrulli, trascuri e rincorse.

Un cane beccacciaio, o quello che io ed altri intendiamo per tale, è un esploratore e pertanto svolge un raggio di cerca mediamente più ampio di quello di un cane generico portato nel bosco. Quelli che, sciolti nel bosco, vanno per gli affari loro e saltuariamente fermano una beccaccia non sono dei cani specializzati, bensì degli scriteriati che accontentano solo quei pellegrini che li usano: non dovrebbero far testo e il solo parlarne va a loro immeritato vantaggio.

Coti Zelati teme addirittura che il cane bardato di beeper possa occultare tendenza al randagismo, associando il beeper al collare elettrico. Un cane che deve essere usato in caccia con il collare è…l’amico del giaguaro e se presentato in prova può gabbare solo un giudice ingenuo o troppo accondiscendente. Ambedue gravi difetti, ma del giudice ovviamente!

L’avversione all’uso del beeper fa sì che Donatucci ritenga che questo aggeggio abbia poteri miracolosi, fino al punto da permettere di rimediare ad errori del cane a contatto con la selvaggina… suvvia Vittorio!

È bella anche l’affermazione, non sua, secondo la quale si otterrebbe il 30% in più di catture rispetto a quelle effettuate senza l’ausilio del beeper. Il vero è che ci vogliono cani bravi, presenza di beccacce, gambe buone e fucile che spari dritto, il resto sono panzane.

Al massimo, con l’uso del beeper si può ottenere, in caccia, un reale vantaggio nel servire il cane in luoghi molto intricati dove sarebbe molto più difficile trovarlo in ferma, se fornito del solo campano. Tutto qui.

Vorrei ricordare a Donatucci e Coti Zelati, dal momento che certamente lo sanno, che le occasioni d’incontro nelle prove su beccacce sono molto più rare, in media, di quelle che si possono verificare nelle altre prove. Quindi mi sembra legittimo, oltre che intelligente, utilizzare tutti quei mezzi che ci permettono di verificare la presenza del selvatico sotto ferma, senza perdere tempo prezioso, incaponendosi a non voler trovare l’utilità di un’apparecchiatura.

Non trovare il cane in ferma in un lasso di tempo ragionevole può pregiudicare il risultato di una prova fornita da un cane di valore e quindi andare contro le finalità stesse della prova.

A me, meno fortunato e bravo di Donatucci, è capitato, anche a caccia, di non trovare il cane fermo, anche se sovente l’ausiliare non era particolarmente distante. Cosa molto diversa, mi sembra, dall’esempio portato da Vittorio che dice di non aver trovato cani in ferma anche in Grande cerca.

Questo è capitato a tutti credo, per il semplice motivo che il cane se ne era andato e perciò non meritava di essere cercato.

Anche nelle prove su beccacce alcuni cani se ne vanno e anche in questa occasione il beeper si renderebbe utile: quando non si ode il campano si dovrebbe sentire il segnale di cane fermo. Se non si sente nulla è chiaro che non c’è ne cane, né campano, né beeper. Quindi tromba e chiuso. Tempo e ricerche risparmiati.

In effetti qualche problemino può nascere nei turni in coppia a beccacce che, personalmente, non amo, pur riconoscendone l’utilità per alcune necessarie verifiche.

Può capitare che il compagno di coppia sia attirato nella zona di provenienza del segnale sonoro che avverte che sta succedendo qualcosa di interessante da quelle parti. Ma questo succede anche se Donatucci dice di no, pure con i soli campani certi cani ne memorizzano il suono e quando mancano vanno alla ricerca, in azione di sospettosa prudenza. Non è un pregio.

I beeper con telecomando, il cui suono può essere interrotto quando si vuole, non creerebbero queste situazioni anche se è giusto riconoscere che la gestione dei turni in coppia, in quelle condizioni, può comportare qualche complicazione.

Voglio chiarire, concludendo, due cose.

Prima: i miei pareri, in contrasto con quelli dei miei amici e colleghi giudici, sono espressi in totale e sincera cordialità, senza la minima pretesa di insegnare qualcosa a qualcuno, ma cercando di mettere in evidenza i vantaggi indiscutibili che l’utilizzo porterebbe, senza tirare in ballo questioni che riguardino la caccia, dove ognuno si comporta come suggeriscono propri gusti e coscienza.

Seconda: quei giudici che non si sentissero in grado di riconoscere quando un cane svolge cerca vasta e autonoma, ma ragionata, da quando un altro scorribanda fuori controllo, potrebbero esimersi dal giudicare a beccacce. È di moda, ma non è un obbligo.

 

                                                                                                                                  Piero Frangini

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