Il vero standard del pointer inglese

Il vero standard del pointer inglese
12 Luglio 2013

Premessa: questo vero standard mi è stato chiesto da un cinofilo in erba di nome Enrico. Dodici anni e già tanta, ma tanta passione che non si può ignorare e non si può non accontentare. Però, un po’ come per setter ed epagneul breton, io del pointer ho una conoscenza decisamente anomala. Non andando a caccia, anzi standomi proprio sulle scatole la caccia, non lo conosco a fondo come cane da lavoro (pur avendone ovviamente visti diversi all’opera, perché se ti occupi di cinofilia devi vedere tutto, anche quello che non ti piace). In compenso lo conosco abbastanza bene come cane, perché il mio primo campo di addestramento consistette in un prato di campagna (senza traccia di recinzioni o altro), di fronte al quale un allevatore che teneva i suoi cani in un ex deposito di armi riadattato a canile mi aveva ricavato un buchetto, offrendomi la possibilità di costruirmi due box (e per costruirmi intendo tavole, martello, chiodi, e giù botte sui pollici. Dopodiché chiesi aiuto a un amico maschio, e i due box nacquero per davvero). Quell’allevamento situato nell’ex polveriera era, guarda caso, proprio di pointer. E figuriamoci se una come me resisteva all’idea di andare a curiosare al di là del muro, ovvero della rete che divideva i miei box da quelli dell’allevamento. Però la mia conoscenza della razza si limita a ciò che vidi nei due anni che trascorsi lì, più quello che mi raccontava l’allevatore, cui ruppi le scatole a sangue per scoprire tutto il possibile sulla sua razza. Poiché era uno bravo e tanto, ma tanto esperto (aveva vinto la sua prima prova di lavoro nel 1958), dovrei pensare che tutto quello che mi disse sia da prendere per buono. Però, secondo me, lui aveva gli occhi un po’ “prosciuttati” dall’amore per la sua razza… perché quello che mi descriveva era Superdog, fatto e finito, mentre i suoi cani, almeno in allevamento, si comportavano più come Pippo. No, non come Super Pippo: come Pippo e basta. Erano, insomma, decisamente “tarlucconi”, almeno finché non iniziai a conoscerli un po’ meglio, scoprendo che era tutta una finta e che sotto quell’andazzo da timidoni imbranati si nascondevano cervelli fin troppo fini. Comunque, siccome io rispetto l’esperienza, la passione e la competenza, ma credo a quello che vedo con i miei occhi, il pointer che vi descriverò sarà quello che ho conosciuto, più che quello che mi è stato raccontato.

Aspetto generale: secondo lo standard il pointer è “simmetrico e ben costruito in ogni sua parte; il suo profilo presenta una serie di curve aggraziate. L’aspetto è forte ma elegante”. Sì, d’accordo, le curve ci sono. Anche aggraziate, per carità. Però aveva ragione Solaro a dire che “la testa fa il tipo” e siccome la prima cosa che guardi in un cane è proprio la testa, ecco che la prima impressione è quella di un cane tagliato con l’accetta, tutto spigoli, elegante, sì, ma per niente “pacioccoso”. Forse per questo non è molto considerato come cane da famiglia (oltre che per il fatto che sono tutti convinti che sia una macchina da caccia nata solo per correre a perdifiato). Un altro motivo per cui ci sono pochi pointer casalinghi è che questo cane nasce già adulto. Cioè, per intenerirsi e farsi prendere dalla “cucciolite” acuta, quella che ti fa venire una voglia irrefrenabile di portarti assolutamente a casa un cane, bisogna vedere i cuccioli proprio a poche settimane di vita, allora sì sono teneri e morbidi e coccolosi. Però sono troppo piccoli per portarli a casa, quindi non vale. Se lo rivedi a tre mesi il pointer non sembra già più un cucciolo da stropicciare: sembra un adulto della Polistil. Per di più ti guarda con quella faccia da “Scusi, desidera?” che ti fa pensare anche a un caratterino un po’ snob, sdegnoso e supponente. Il che non è del tutto falso, ma neppure del tutto vero. Per ora restiamo all’aspetto, che è proprio clamorosamente quello di un galoppatore: tronco quadrato, spalle lunghe e oblique, angolo tibio metatarsico intorno ai 128° e così via. Ecco, sappiate che non è costruito così per caso. Il pointer è “fatto a galoppatore” perché, effettivamente, galoppa. Quello che forse non è chiaro è che, se fosse per lui, galopperebbe sempre e comunque.

 

Carattere e attitudini: in 40 anni e passa di cinofilia, giuro, non mi sono mai trovata di fronte all’amletico dilemma “Ma questo cane è un genio o un deficiente totale?”, tranne che con il pointer. E non intendo con uno ma con tutti i pointer che ho conosciuto. Faccio qualche esempio a caso. Tu insegni il “seduto” a un cucciolo e lui lo impara in mezza lezione: ci mette proprio metà del tempo che ci metterebbe un altro cane. E tu ne sei assolutamente certo: è un genio! Dopodiché, il giorno dopo, tu gli dici “seduto”, ravani per un secondo nel marsupio per prendere il bocconcino da dargli in premio e quando rialzi gli occhi lui sta galoppando pancia a terra a 500 metri da te. Lo chiami e se ne infischia, lo richiami e ti ignora, fischi, urli, strepiti e lui continua a galoppare. Quando si è stufato torna indietro, sempre a 1000 all’ora, fa una frenata lunga100 metri e si siede di fronte impeccabile come un pastore tedesco “Ecco, ho obbedito, molla il premio”. E tu pensi “Ma è scemo?”. Oppure gli insegni a camminare decorosamente al guinzaglio e di nuovo impara il significato di “piede” in tempo record (è un genio). Cammina come un border collie da obedience. Ti fa sentire il più grande educatore della terra. Dopodiché, per strada, mentre sta camminando come un lord a quattro zampe, di punto in bianco decide che deve assolutamente andare in un posto X, quindi parte e ti traina senza più ascoltare né ordini, né implorazioni (e tu ripensi “Ma è scemo?”). Se poi perdi la pazienza e gli dai una strattonata, si volta a guardarti allibito (come hai osato?) e si offende a morte. Il bello è che ha sempre la stessa faccia: che ti stia obbedendo impeccabilmente o che si stia facendo impunemente gli affari suoi (magari con te appeso al guinzaglio) ha sempre l’identica espressione: una faccia da poker se mai ne è esistita una. L’espressione cambia (ma di poco) soltanto quando ritiene che tu l’abbia sgridato ingiustamente (praticamente sempre): allora pianta dei musi lunghi da qui a laggiù, perché il pointer è permaloso all’ennesima potenza. E quando si offende, per riottenere anche solo che ti guardi in faccia, possono passare giorni e giorni (però scordati per sempre che ti obbedisca se gli hai imposto qualcosa in tono troppo autoritario, senza chiedere “Per favore”). Il fatto è che il pointer può innamorarsi anche follemente del suo umano (chiamarlo “padrone” farebbe proprio ridere i polli), può andare in cerca di coccole e abbracciarti e baciarti e spiaccicarsi sui tuoi piedi facendoti tanta tenerezza, ma quando ha da fare, ha da fare. Punto. Non riterrà quasi mai che un umano possa avere per lui programmi più interessanti di quelli che ha stabilito da solo (e probabilmente ha pure ragione), il che vale sia in casa sia fuori. Anche a caccia, a volte, per quanto sia una di quelle cose che gli piace proprio tanto fare. Quindi può essere che i suoi programmi coincidano con quelli dell’umano, che allora lo definirà “docilissimo, molto obbediente e con un grande collegamento” e così via. Pia illusione. È solo che in quel momento voleva la stessa cosa che volevate voi. Da quanto detto fin qui si potrebbe pensare che questo sia un cane davvero impossibile, e che il fatto che sia poco utilizzato come cane da compagnia sia legato più che altro a questa difficoltà di gestione. Ma non è neanche vero, perché il pointer sa essere un cane da famiglia dolcissimo, si fa delle dormite immani sul divano, va d’accordo con tutti (bambini, gatti, altri cani), vi bighellona intorno in cucina senza dare mai alcun fastidio (se casca qualcosa, tanto meglio ma mai abbassarsi a mendicare), vi guarda con gli occhi languidi mentre vi appoggia il muso sulle gambe e vi fa sciogliere di tenerezza. Divani e poltrone gli piacciono al punto tale da poter sembrare che viva solo per sdraiarcisi sopra (a volte occupando contemporaneamente tutti i posti disponibili) e magari voi pensate “Ecco, tutti a dire che un cane così deve per forza fare chilometri e chilometri ogni giorno. Invece no! Lo dicono solo perché lo tengono costretto in canile, ed è logico che quando finalmente si trova libero lui pensi solo a correre a perdifiato. Ma se lo tenete come un cane di famiglia, lui si comporterà come tale, anzi, meglio di tanti cani da compagnia”. Ed è sempre tutto vero fino al momento in cui lui decide che ha da fare. A quel punto, di solito, comincerà a guardare dalla finestra e a sospirare o sbuffare (o entrambe le cose). Poi mugolerà. Poi diventerà un’anima in pena che si aggira per casa incessantemente, guarda la porta, viene vicino a voi, torna dalla porta, gira su se stesso, si piazza davanti alla porta, torna vicino a voi e vi ammolla proprio dentro alle orecchie dei sospironi e delle sbuffate che vi fanno sentire dei veri torturatori di cani. Quindi lo porterete a correre e lui correrà, correrà (continua ad libitum) senza andare apparentemente da nessuna parte e sembrando di nuovo completamente scemo. Io però sono convinta che lui sappia esattamente dove sta correndo e perché siamo noi che non ci arriviamo.

Nota seria: occorre tener presente che il pointer, ormai da molti anni, non è più un cane, è una leggenda. E quando una razza entra nel mito qualcuno comincia sempre, immancabilmente, a far casino. Perché si comincia a pretendere l’impossibile. Si comincia a sentir parlare di cani che vanno a 200 all’ora, che saltano ostacoli di otto metri, che volano senza più neanche toccare terra. Quindi si comincia a pensare che per mantenere quel livello si debba spingere qua, esagerare là, iper tipicizzare su e magari infilarci qualche altra razza giù (si parla di alcune linee di pointer con sangue di levriero: non metto becco, per carità, non sono un’esperta della razza. Però, insomma, gli occhi per vedere li ho anch’io e il dubbio, in qualche caso, viene). Ovviamente, quando si comincia a pasticciare in allevamento, anche il carattere ne risente, pertanto non sono rari i cani decisamente schizzati: non genio e sregolatezza come quelli che ho descritto fin qui, ma sregolatezza e basta. Questi soggetti, che vanno davvero a 1000 all’ora (ma forse non sanno davvero dove) e che non hanno più traccia di collegamento, possono essere ipersensibili, timidi, paurosi, ben diversi dal cane aristocratico e furbetto che magari ti prende per i fondelli, sì, ma che non teme assolutamente nulla e nessuno (tantomeno i suoi umani). Purtroppo questi cani sono quelli che più frequentemente finiscono in canile, perché assolutamente impossibili da dressare e da utilizzare come ausiliari, quindi si è sparsa un po’ la voce che i pointer siano tutti così. Ma non è vero niente! Un cane ben allevato e ben gestito non è mai uno squilibrato, né in questa né in qualsiasi altra razza. E i pasticci combinati dall’uomo non sono colpa dei cani.

Testa: bellissima. Un capolavoro, una scultura. Lo standard dice che deve avere “cranio di media ampiezza, in proporzione alla lunghezza del muso. Cresta occipitale pronunciata. Stop ben definito. Tartufo scuro, che può essere più chiaro nel caso di un cane bianco-limone. Narici ampie, morbide e umide muso dal profilo un po’ concavo, che termina al livello delle narici, dando un aspetto leggermente incavato al muso”. Sta di fatto che il pointer deve avere la testa da pointer: il tipo è talmente marcato che non lo si può confondere con nessun altro cane. Se poi scopri che ha anche una testa caparbia, indipendente, tutta passione e niente cervello (o tutto cervello e niente passione, se gli chiedi di fare qualcosa che non gli aggrada) e, se scopri che nonostante questo riesce ad essere simpaticissimo, dolcissimo e giocherellone, allora è proprio un pointer.

Occhi: “brillanti e dall’espressione gentile. Nocciola o bruni a seconda del colore del mantello. Non spavaldi né fissi, non sprezzanti”. E qui, mi dispiace, lo standard bara. Perché lo sguardo spavaldo e sprezzante il pointer lo sa fare eccome, è una delle poche espressioni “non da poker” che sa fare, insieme a quella offesa e a quella scazzata. Il fatto è che lo standard parla del cane così come lo si vede in esposizione, e lì il pointer ha sempre e solo la faccia scazzata, perché non gli interessa minimamente andarci. Non gli piace, non si diverte, si rompe: e si vede dalla faccia. Che poi quella faccia lì, non potendola chiamare con il suo vero nome, l’abbiano chiamata “espressione gentile”, è un altro discorso. Ma la verità è che il cane ti fa giusto la gentilezza di non sputarti in un occhio, visto che lo costringi a stare fermo e a muoversi al trotto (una vera onta per lui) in uno spazio di cinque metri per dieci, quando per lui il minimo considerabile è di5000 metri per 10000.

Arti: “Anteriori diritti e fermi, con buone ossa ovali e tendini posteriori forti e visibili. Spalle lunghe, oblique e ben inclinate indietro. Posteriori molto muscolosi, punte iliache ben distanziate e prominenti, non al di sopra del livello del dorso. Coscia di buona estensione. Ginocchio ben angolato. Gamba di buona estensione. Garretto ben disceso”. Tutto questo lo vedrete solo quando il cane sta fermo. Perché appena comincia a galoppare, vedrete solo il classico effetto dei fumetti, con le zampe che si muovono a velocità tale da sembrare 42 anziché quattro. Solo quando tornerete a casa potrete ammirare i suoi zamponi muscolosi e lunghi (occorrono divani di dimensioni ragguardevoli per contenere tutte le zampe di un pointer, se poi avete la pretesa di farci stare anche un umano, occorre passare direttamente ai 12 posti) e i suoi bei piedoni ovali dai cuscinetti robusti. Certamente chi utilizza il cane solo a caccia, e al ritorno lo piazza in canile, queste visioni se le perde, ed è una grossa perdita. Certo, un pointer solo da divano non è pensabile e probabilmente non sarebbe neppure un cane del tutto felice, perché lui è il figlio del vento e le corse sfrenate le ha nel Dna (mentre non ha da nessuna parte l’abbattimento, per altri cani da caccia, non lo nego, può essere importante ma lui ne fa soltanto una questione sportiva. Correre, scovare, fermare sono i veri scopi della sua vita di ammazzare qualcuno non gliene frega nulla, ci prova gusto solo quando si accorge che è l’umano a tenerci). Però è altrettanto limitato un cane solo da caccia, che non può godersi anche la vita familiare (e le poltrone, i divani, i letti e chi più ha morbidezza, più ne metta). Visto e considerato, tra l’altro, che quasi tutti i cacciatori concordano nel dire che il cane, quando vive in famiglia, rende meglio anche a caccia (anche perché il famoso collegamento, che nel pointer non è mai una certezza assoluta, si rafforza moltissimo) allora, se siete cacciatori, provateci. Se invece non lo siete, pensate al pointer soltanto se avete la possibilità di offrigli una vita che comprenda tante corse in campagna: in caso contrario, probabilmente lui si adatterà (è un cane davvero molto adattabile a qualsiasi tipo di vita,) ma che siate un po’ scemi, stavolta, sarà lui a pensarlo di voi.

 

di Valeria Rossi

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