La dignità di soffrire in silenzio

La dignità di soffrire in silenzio
17 Gennaio 2018

Elsa è allo stremo delle sue forze, le gambe non la sostengono più, se ne sta acciambellata per buona parte della giornata col muso puntato sul fianco del suo addome. Elsa ha un tumore addominale diffuso, col tempo la malattia ha raggiunto le ossa. Elsa sta male, è triste, soffre. Ma che cos’è la sofferenza? Quando si utilizza il termine “sofferenza” tendiamo a coprire un ampio range di stati emozionali come la paura, la noia, la stanchezza, la fame e la sete. Tutte sensazioni che hanno in comune il senso di spiacevolezza. 

 Ciò che maggiormente colpisce è la facilità e la leggerezza con cui usiamo il termine “sofferenza” nel nostro linguaggio comune, pur essendo perfettamente consapevoli come questi stati emozionali siano tanto differenti tra loro. Se soffriamo per paura, abbiamo sensazioni completamente differenti da quando soffriamo per sete o per fame. Ciò che accomuna queste sensazioni è il senso di spiacevolezza e il desiderio di modificare la situazione che stiamo vivendo. Se i nostri animali soffrono per fame, cercheranno di procurarsi cibo, per sete si procureranno acqua ma quando hanno dolore, come fanno?

Molti proprietari pensano che gli animali, poiché non si lamentano, non sentano dolore, oppure più spesso asseriscono che hanno una soglia del dolore molto alta. No, non è così. Gli animali sono certo forti, stoici, ma soprattutto sono discreti, hanno un’alta dignità raramente si lamentano per il dolore. La diagnosi deduttiva di sofferenza, che implica l’osservazione del comportamento animale, rappresenta comunque il mezzo migliore per stabilire il grado di dolore provato dall’animale. Le risposte degli animali al dolore acuto possono essere molto variabili e contraddittorie, essendo soggette a notevoli variazioni specie specifiche e individuali.

La dignità di soffrire in silenzio

Elsa non manifesta il suo dolore guaendo, né mostrando segni di aggressività né tantomeno avendo comportamenti compulsivi o bizzarri. Elsa è sempre stata una cagna educata e discreta e pur essendo molto socievole non ha mai avuto eccessi nelle sue manifestazioni di affetto. Difficilmente condivide divani e letti ma preferisce le sue copertine dislocate in varie zone della casa e quando c’è molta confusione sceglie il rifugio più lontano, quasi come se non volesse disturbare. Elsa sta mostrando il suo dolore, ha modificato palesemente il suo stile di vita, riducendo la sua attività, cambiando le sue abitudini e annullando quasi completamente l’interesse per l’ambiente circostante.

 Elsa non si alza più all’arrivo dei suoi proprietari in casa accogliendoli con “sorrisi” e rapidi movimenti della coda, ora solleva leggermente il capo e accenna a minimi scodinzolii. Elsa non corre più alle sue ciotole quando sente movimenti in cucina, ma attende remissiva che qualcuno porti qualcosa nel suo giaciglio da assaggiare in quanto non ha neanche più fame. Elsa si trascina stanca vicino alla porta che dà accesso al giardino per andare a fare i suoi bisogni e a volte non ha la forza di rientrare e s’incastra sotto la siepe, sola, in compagnia della sua angoscia.

In questi momenti di estrema sofferenza dell’animale c’è spesso un rifiuto inconscio da parte dei familiari nel percepire i segni di sofferenza del proprio ”quattro zampe”. Il dolore è un’esperienza complessa, soggettiva, emozionale e soprattutto per i nostri animali enigmatica che tipicamente segnala la presenza di un danno reale o potenziale all’organismo. Il dolore è inserito tra le cinque libertà da garantire all’animale ed è diventato ampiamente riconosciuto quale componente essenziale delle cure veterinarie.

 Spesso il dolore, soprattutto quello cronico in età senile è un processo lento, graduale difficilmente percepito dai proprietari. È proprio in questo momento che noi veterinari assumiamo un ruolo determinante per far comprendere ai proprietari la sofferenza del loro animale e proporre loro soluzioni più adeguate. Oggi ci sono molti farmaci che sono utilizzati per il controllo del dolore e che permettono di ridurre la sofferenza fisica e psicologica del cane. Bisogna ovviamente far percepire al proprietario che molto spesso i trattamenti terapeutici non portano a guarigione il loro animale, ma sono solo sistemi per accompagnare dolcemente il cane verso il suo destino.

 

Dott. Marco Catellani

Medico Veterinario Esperto in Comportamento Animale

VOTO DEGLI UTENTI

Commenta l' articolo