Cassazione, non punibile chi uccide altro cane per proteggere il proprio

Cassazione, non punibile chi uccide altro cane per proteggere il proprio
Autore:
Cani.com
29 Novembre 2016

Solo se ricorre lo stato di necessità, uccidere un altro quattro zampe - specie se di grandi dimensioni - per difendere se stessi o il proprio cane, non costituisce reato. Lo ha stabilito la Cassazione, terza sezione penale, con la sentenza 50329/2016.

La sentenza è stata pronunciata nei confronti di un 71enne di Piombino (Livorno), accusato di aver ucciso con un bastone animato - cioè avente al suo interno una lama di spada - un alano lasciato libero (senza né guinzaglio né museruola), mentre era a passeggio con il proprio cane. Il quattro zampe di grossa taglia, infatti, si sarebbe avvicinato al cagnolino, aggredendolo e mordendolo vicino alla coda, fino a procurargli due piccole ferite.

Cassazione, non punibile chi uccide altro cane per proteggere il proprio

La Suprema corte stabilisce - si legge in un articolo pubblicato su il Sole 24 Ore - che il reato di uccisione previsto dall’articolo 544 bis è a dolo specifico, quando si ferisce o si uccide un animale per crudeltà, e a dolo generico, quando l’azione viene commessa senza necessità. Relativamente al caso in questione, il tribunale e la corte d’Appello avevano abbracciato l’ultima tesi. Così non è stato fatto, invece, dalla Cassazione.

Per i giudici della terza sezione penale, infatti, il 71enne avrebbe ucciso l’alano solo per paura che potesse uccidere il suo cane, già ferito anche se in modo non grave, e aggredire anche lui. Motivo per cui, sarebbe presente la “scriminante” dello stato di necessità che esclude, quindi, la punibilità.

VOTO DEGLI UTENTI

Commenta l' articolo