Palermo, la storia di Tao, il cane chiuso in un sacchetto

Palermo, la storia di Tao, il cane chiuso in un sacchetto
26 Agosto 2011

La  storia di Tao, che ha dell’incredibile, ha commosso tutta l’Italia. Il povero cane, infatti, era stato rinchiuso in un sacchetto dell’immondizia e gettato in un contenitore per i rifiuti. Il cane però non si è rassegnato: coperto di parassiti, ridotto a un fantoccio di pelle e ossa con le mosche che già se ne stavano cibando, non ha mollato. Ha emesso il guaito giusto al momento giusto, in tempo per farsi notare da un passante che ha avvertito i vigili urbani. Grazie poi all’intervento di volontari e veterinari Tao è stato finalmente salvato. Dentro la busta, un biglietto: “ti amo“, aveva scritto qualcuno. Ora che Tao sembra fuori pericolo , sebbene le sue condizioni restino molto gravi. Ma cosa rischia il responsabile di un gesto così tremendo? Non molto, questo secondo la legge 189/04 sul maltrattamento di animali. Se il suo aguzzino dichiarasse che il cane sembrava morto, potrebbe incorrere nelle norme sullo smaltimento dei cosiddetti rifiuti speciali, ma non per il maltrattamento di animali. Il reato, infatti, punisce solo le condotte dolose, ovvero doveva esservi la volontà di maltrattare (art. 544/ter) o di uccidere (art. 544/bis). Non solo. Il suo aguzzino poteva in teoria essere trovato con il cane ancora vivo appena gettato nel contenitore. La legge non consente l’arresto in flagranza, ma neanche, se indiziato, il fermo di polizia.
La pena detentiva, sia nell’ipotesi di maltrattamento che di uccisione, non è inoltre superiore ai due anni. Questo significa che viene a mancare la punibilità, ovvero, nel nostro caso, l’ipotesi concreta del carcere, a condanna passata in giudicato. Salvo rare ipotesi di particolari pregiudicati, si paga una multa (ovvero la sanzione pecuniaria del reato delitto) e dopo qualche anno non rimane granché traccia del precedente. In genere, per i casi più gravi finora contestati in Italia, si paga una cifra compresa tra i dieci ed i dodicimila euro.  Viene però da chiedersi, quale possa essere il deterrente per evitare che storie così tremende abbiano a ripetersi.

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