Pet therapy e disabilità

Mi succede ogni volta in cui arrivo nel parcheggio del grande centro diurno per disabili dove da qualche tempo io e le mie "collaboratrici pelose" andiamo ad attuare i nostri progetti di pet therapy: mi “camminano”nella mente un senso di serenità e di profonda soddisfazione derivanti dalla consapevolezza che nel tempo che trascorreremo in quel luogo assisterò ancora una volta ad un fenomeno magico ed importante di cui forse ancora in troppo pochi conoscono l’esistenza.
Sto parlando ovviamente dello scopo primario di ogni relazione : l’incontro, che in questo contesto avviene tra “il cane” e “i ragazzi”. Ovviamente ognuno di loro ha qualche deficit ma l’importanza della terapia assistita dall’animale è proprio questa: non vogliamo e non abbiamo la pretesa di rimuovere questi deficit ma  lo scopo del nostro intervento è quello di potenziare le abilità residue del singolo soggetto attraverso uno sviluppo delle  abilità residue di ognuno di essi, ponendo sempre l’attenzione ai bisogni espressi e non .
Il cane con la propria sensibilità e con l’amore incondizionato che sa dimostrare offre alla persona una opportunità, per trovare la voglia di fare,di muoversi e istaurare relazioni positive.
E’ bellissimo poter assistere alla gioia e all’entusiasmo che i ragazzi dimostrano ogni volta che ciascuno del gruppo riesce a far eseguire al cane o ad eseguire con lui degli esercizi in modo corretto . In questa fase di lavoro sto insegnando loro la “condotta” al guinzaglio ed è entusiasmante assistere all’applauso che all’unisono parte  spontaneo  quando qualcuno termina l’esercizio con successo 
Proprio ieri Debora  (una ragazza che a causa di un incidente ha perso quasi completamente l’uso degli arti inferiori e l’uso della parola) è riuscita con l’ausilio del proprio deambulatore a condurre Bella al guinzaglio e al termine del percorso ha “ordinato” alla cagnolona di sedersi; tutti questi esercizi che potrebbero risultare banali e scontati sono frutto di una volontà indomita che ogni ragazzo impiega per poter dimostrare a se stesso prima che agli altri  che in quell’occasione, forse per la prima volta nella vita è riuscito a “condurre” e non ha avuto bisogno di essere “condotto”. Mentre eseguiva l'esercizio Debora si mordeva le labbra per la immane fatica fisica che doveva impiegare per muoversi e nel medesimo tempo riuscire a tenere il guinzaglio, ma chi ha saputo osservare ha scorto nei  suoi occhi  la luce di chi sa che sta per riuscire a compiere un'impresa meravigliosa.
La Bella,  ha permesso con la sua semplicità di cane , l’esplosione di potenzialità sempre poco espresse ed ha messo in condizione Debora, come gli altri, di sperimentare la libertà di conoscere se stessi, i propri limiti i propri pregi e gli stretti legami che li collegano alla realtà di cui fanno parte.

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