Progetto «Read»: leggere ai cani può aiutare i bambini

Progetto «Read»: leggere ai cani può aiutare i bambini
Autore:
Cani.com
30 Novembre 2012

Il cane che ascolta il bambino mentre legge può trasformarsi in una cura per la timidezza, la dislessia o la balbuzie. Ѐ l’obiettivo perseguito da “Read”, il progetto di pet therapy che aiuta i bimbi nella lettura ad alta voce, lanciato qualche anno fa - precisamente nel 1999 - dall’organizzazione statunitense Intermountain Therapy Animals (ITA) e approdato due anni fa nel nostro Paese grazie ad Antonella Emilitri e il marito Renato Roberti, da oltre venti anni impegnati nel mondo della cinofilia. Tale attività è l’ennesima riprova dei benefici che i nostri amici a quattro zampe sono in grado di apportare all’essere umano, in questo caso ai piccoli “a due zampe”. Che la pet therapy fosse un ottimo supporto per la terapia rivolta ai bambini - ma anche agli anziani - si sapeva già, ma forse non tutti sanno che il cane può essere anche un buon ascoltatore in grado di rilassare e rassicurare i più piccini: «La cosa meravigliosa è - spiega Antonella in un articolo pubblicato su ilgiorno.it - che gli animali non giudicano, non ridono, non sbuffano, e così il bambino si diverte, si rilassa e si sente rassicurato». Così, da qualche tempo, lei e il marito girano per le biblioteche e per le scuole elementari della bergamasca, accompagnati da sei loro cuccioli: «Avviciniamo i bimbi alla lettura facendoli giocare - racconta la donna - e andiamo nelle classi per aiutare chi ha delle fragilità». Finora, quello portato avanti da Antonella Emilitri e dal marito Renato Roberti è - si continua a leggere su ilgiorno.it - l’unico programma “Read” certificato ITA che si svolge in Italia, anche se l’obiettivo è creare nuove squadre. Due sono già nate a Lazise sul Garda, altre saranno formate tra non molto. Il cane scelto per svolgere questo tipo di attività deve essere prima addestrato: «Io preferirei dire educato. Gli deve piacere stare - specifica Antonella - con i bambini, deve essere tranquillo e abituato al contatto con il lettore». In base a come si risponde alla terapia, si decide un certo numero di incontri, di circa venti minuti ciascuno: «Non diciamo mai al bambino cosa deve o non deve fare, ma se vediamo - specifica la donna - che si blocca su una parola, lo invitiamo a spiegarla al cane. La bellezza di questo approccio è che il protagonista diventa il bimbo, che si sente investito del compito di insegnare qualcosa all’animale».

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