Siamo davvero così diversi dai nostri cani?

Siamo davvero così diversi dai nostri cani?
Autore:
Debora Segna
10 Ottobre 2013

“La fedeltà di un cane è un dono prezioso che impone obblighi morali non meno impegnativi dell’amicizia con una creatura umana”. (K. Lorenz)

Chiunque abbia vissuto in modo empatico con dei cani, sa benissimo che questi animali sono dotati di sentimenti con una vita emotiva molto ricca e con una comunicazione complessa e differente dalla nostra, ma sfortunatamente non tutti la vedono allo stesso modo.

Anche se molto spesso l’uomo ha l’arroganza di pensare che la bontà, la pazienza, la tolleranza, la comprensione e il buon senso siano caratteristiche appartenenti solo alla sua specie, la realtà sembra essere un po’ diversa.

Si parla dell’essere umano come l’animale più senziente ed evoluto rispetto a qualsiasi altro essere vivente presente sul nostro pianeta, ma spesso mi chiedo rispetto a che cosa siamo più evoluti.

Sicuramente sappiamo costruire grattacieli, parlare ed elaborare formule matematiche, ma di certo non siamo in grado di strappare la carne con i denti, volare, respirare sott’acqua o correre veloci come un ghepardo; e il più delle volte il nostro essere tolleranti o pazienti ha un limite di gran lunga inferiore rispetto a quello di un animale. Riusciamo a fare delle liti furibonde anche per cose futili, possiamo arrivare a picchiarci o peggio ancora a uccidere qualcuno se ci viene detta una parola fuori luogo. Quante volte avete visto un animale combattere o uccidere un altro simile per cose banali? Il più delle volte un animale prima di arrivare a un scontro di natura (più o meno) violenta utilizza tutta una serie di segnali (segnali calmanti) per far capire all’altro la sua volontà di non entrare in conflitto.

Fino a qualche anno fa, molti scienziati erano decisamente scettici riguardo al fatto che gli animali fossero in grado di provare emozioni, ma grazie agli studi di molti etologi famosi - fra cui il Prof. Marc Bekoff e l’interesse mostrato anche da parte di studiosi di altre discipline (biologia, antropologia, psicologia, filosofia, teologia) - si è avuta una rivoluzione di pensiero riguardo questo argomento, convenendo così, alla fine, che gli animali possono avere una vita emotiva molto significativa e profonda. La prova più evidente è che tutti i mammiferi condividono la stessa struttura cerebrale, quella del sistema limbico che controlla le emozioni.

Charles Darwin (Shrewsbury12 febbraio 1809 – Londra19 aprile 1882) sosteneva l’idea della continuità evolutiva, affermando che le differenze tra specie fossero differenze di grado, piuttosto che di genere.

Marc Bekoff descrive gli animali non umani come individui dalla personalità ricca, con una mente collegata a emozioni, esseri senzienti con complesse vite affettive passibili di relazione empatica.

Nel mondo della cinofilia si fanno tantissimi errori perché si hanno ancora delle convinzioni sbagliate riguardo la comunicazione e le emozioni degli animali. Ogni giorno (involontariamente) diversi proprietari di cani con i loro atteggiamenti rinforzano negli animali comportamenti sbagliati.

Quanto è importante conoscere il linguaggio del cane? Come comunica il nostro amico a quattro zampe? Occorre sapere prima di tutto che il cane non conosce il nostro linguaggio, ma è un animale visivo, che comunica con i segnali del corpo, e ogni nostro gesto per lui corrisponde a un messaggio ben preciso che gli stiamo inviando. Il cane impara a riconoscere le nostre parole attraverso le associazioni gestuali e non se serve arrabbiarsi se a volte fa cose che sono il contrario delle nostre aspettative: per noi alcuni atteggiamenti significano una cosa, ma per il nostro cane possono significare tutt’altro.

Prima di imputare errori ai nostri animali, sarebbe necessario avere l’umiltà di mettersi dall’altro capo del guinzaglio, cercando di prendere sempre in considerazione il loro punto di vista.

Quando sono in giro con il mio cane, a volte mi capita di vedere persone che hanno degli atteggiamenti non del tutto corretti o completamente sbagliati con i loro cani. Per esempio, ci sono proprietari che, quando incontrano un altro cane, trascinano via il loro tirando il guinzaglio, a volte quasi impiccandolo o ancora prendendolo in braccio, nonostante il fatto che il loro animale avesse mostrato una propensione molto esplicita nel voler giocare o semplicemente relazionarsi con l’altro. Altre volte mi è capitato addirittura di veder punito il proprio cucciolo (frustato con il guinzaglio) solo perché “a detta del proprietario” stava giocando in modo troppo irruento. Così facendo, il cane imparerà dagli atteggiamenti del proprietario che l’altro cane può essere una minaccia o qualcosa comunque di cui preoccuparsi, determinando così paure o aggressività nei confronti dei propri simili e timore del proprio padrone. Prestate anche molta attenzione al guinzaglio: non strattonatelo, non mandatelo mai in tensione, perché un guinzaglio rigido può comunicare al cane una situazione di pericolo.

Per capire se il vostro cane mostra una predisposizione al gioco o all’interazione pacifica potrete vedere le seguenti posture corporee come orecchie ben erette, coda scodinzolante molto morbida, corpo rilassato, inchini, saltelli, ecc… e in alcuni casi abbaio stridulo di richiesta. Chiaramente la voglia di relazionarsi deve essere reciproca anche per l’altro cane che si è incontrato per strada. Imparare a capire quando il nostro cane esprime la volontà di volere fare una cosa o meno è decisamente importante al fine di prevenire situazioni spiacevoli o problematiche comportamentali.

D’altro canto non si deve neanche insistere nel fare interagire un cane con i suoi simili (anche se questi comunicano atteggiamenti pacifici), buttandolo sull’altro cane, quando mostra chiaramente segnali di paura, come per esempio: postura rigida del corpo, orecchie all’indietro, coda abbassata, e segnali calmanti come (sbadiglio, leccatina sul naso, zampa anteriore alzata, ecc…). Quello che vogliamo noi non sempre corrisponde a ciò che vuole il nostro cane e forzare le cose potrebbe essere controproducente. I nostri atteggiamenti influenzano molto la vita emotiva dei nostri cani, perché siamo noi a gestirli. Osservare la loro comunicazione e imparare a rispettare le distanze ci aiuta a prevenire molte situazioni spiacevoli. I cani come gli esseri umani hanno il loro spazio personale, la loro zona di comfort, che li separa e li protegge dal resto del mondo, che può variare a secondo del loro stato emotivo, di chi gli sta di fronte e dell’ambiente in cui si trovano. La studio dei gesti, dei comportamenti, dello spazio e delle distanze all’interno di una comunicazione verbale e non verbale, si chiama prossemica ed è tanto importante negli animali quanto lo è per l’uomo.

Quando tenete il vostro cane al guinzaglio, osservatelo attentamente e cercate di cogliere i messaggi che invia quando si sta avvicinando un suo simile. Se riuscirete a capire cosa sta comunicando e a non a forzare (come spesso accade) incontri con altri cani (o persone), lui imparerà a fidarsi di voi e vivrete così dei momenti più sereni. Ricordate che le nostre regole umane non sono le loro regole, piegare la volontà del cane sotto la nostra non vi porterà a raggiungere alcun risultato positivo. Infine cercate di ascoltarvi e di gestire le vostre emozioni, perché i nostri cani sono come delle spugne e apprendono molte cose per osmosi, sia negative sia positive. Mantenere un atteggiamento tranquillo aiuterà molto il vostro animale a relazionarsi nella maniera corretta. Nella gestione di un cane, come del resto in molte altre situazioni nella vita, la capacità di guardare le cose da altre prospettive è davvero fondamentale.

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