27 maggio 2013
2 min

Attivazione mentale: autonomia e relazione del binomio

Parliamo ancora di attivazione mentale, riprendendo da dove ci eravamo lasciati (http://bit.ly/10Xa2Pk). Originaria dei paesi scandinavi e importata in Italia da Paolo Villani, che ho avuto il piacere di incontrare a Fidenza e con il quale mi sono confrontata su diversi argomenti, l’attivazione mentale può definirsi come una nuova filosofia di approccio all’intelligenza dei nostri amici a quattro zampe, non più antropocentrica ma cinocentrica.

L’attivazione mentale, riconoscendo la specificità del singolo individuo sotto l’aspetto genetico ma anche e soprattutto esperienziale, propone al cane giochi ed esercizi mirati a quelle che sono le sue capacità cognitive, le sue motivazioni e il suo livello emozionale del momento. In una sessione di attivazione mentale, il cane deve arrivare alla soluzione del problema in modo autonomo, senza l’ausilio del conduttore che avrà comunque la grande responsabilità di riconoscere tutti i messaggi che il cane gli sta inviando: segnali calmanti, segnali di stress, segnali posturali e fermarsi eventualmente in tempo utile, proponendo alternative più semplici o anche solo una passeggiata rilassante.

L’attivazione mentale, a differenza di approcci più performativi e di “controllo” sul comportamento del cane, lo lascia libero di ragionare, di emettere comportamenti, di sbagliare e riprovare, mantenendo cosi viva la sua curiosità verso tutto ciò che gli verrà proposto. Viene premiata l’autonomia di pensiero e di azione, non l’emissione di comportamenti richiesti ed è in questo modo che l’attivazione mentale viene utilizzata con grande successo su ogni tipologia di cane, differente per razza, età, problematiche di fondo.

Vale sempre la pena ricordare e rimarcare che alla base ci deve essere una corretta relazione all’interno del binomio cane-conduttore e che quest’ultimo dovrà riconoscere lo stato di ALTERITA’ del suo cane, ovvero relazionarsi a lui come un soggetto unico, con specifiche competenze cognitive e comportamentali, evitando pertanto di reificarlo (considerarlo come un oggetto) o antropomorfizzarlo (attribuirgli qualità, pensieri ed esigenze umane).

Il cane, dunque, ha una mente, fa esperienze che danno luogo a conoscenze e competenze e non a semplici automatismi. Sta a noi fargli fare più esperienze positive possibili, e i giochi di attivazione mentale sono di certa una buona base di partenza!

……to be continued…..

Sabrina Brusa – educatore cinofilo CSEN – www.ciac-varese.it