Fido, il nostro Hachiko

Fido, il nostro Hachiko
03 Febbraio 2014

Chi di voi non ricorda il film Hachiko, dove un ormai anziano Richard Gere adotta, suo malgrado, un cucciolo di Akita e il cane diviene suo fedele compagno tanto che, quando Richard tragicamente muore, Hachiko continua ad aspettarlo alla stazione dove era solito attenderlo quando tornava dal lavoro? Lacrime, pianti…

Tutti sappiamo che un cane è capace di questo. Basti pensare al cane Argo di Ulisse, che lo aspettò vent'anni, ma pensare che anche in Italia abbiamo una storia simile - con tanto di analogo monumento - non è male! Ma vediamo un po'.

Siamo nel 1943 e un cane meticcio, in provincia di Firenze (precisamente di Borgo San Lorenzo), si reca ogni giorno alla fermata dell'autobus ad attendere il ritorno dell'amato padrone morto in realtà sotto i bombardamenti angloamericani. Il nostro amico a quattro zampe non si chiama Hachiko, ma con un nome molto più tradizionale e italiano: Fido.

Esiste un monumento presso il Municipio di Borgo San Lorenzo: rappresenta un cane (in bronzo) che guarda in alto e sembra annusare l'aria, per riconoscere l'odore del suo padrone. "A Fido, esempio di fedeltà". Ogni anno, nella sala del Consiglio comunale di Borgo San Lorenzo, il sindaco riunisce gli scolari per ricordare il bombardamento del 30 dicembre 1943, che provocò centinaia di vittime. Fra di loro, anche, Carlo Soriani, operaio, padrone di Fido.

Ma attenzione a non considerarlo un Hachiko italiano: Fido ha avuto chiara fama già prima dell'avvento sugli schermi della pellicola con Richard Gere. Il nostro amico a quattro zampe, quando era ancora in vita, era sulle pagine dei settimanali che gli dedicavano le copertine. La Domenica del Corriere, Gente e Grand Hotel fra il 1957 e il 1958 fecero commuovere milioni di italiani con "La storia della fedeltà di un cane". 

STORIA: l'operaio sta tornando da San Lorenzo alla sua casa. Nel greto di un torrente trova un cucciolo ferito. Lo porta a casa, diventa "suo". Non è bravo a caccia, il cagnolino. Fido non sa nemmeno fare la guardia. Ma ogni mattina alle 5,30 sveglia il padrone e assieme vanno alla corriera. Alla sera, alle 19, il cane è lì in piazza ad attenderlo. Questo si ripete giorno dopo giorno, per due anni, fino alla sera del 30 dicembre, quando le bombe distruggono la fabbrica dell'operaio. Fido era lì ad aspettare anche quella sera, ma, dopo inutili attese, tornò a casa da solo e la famiglia Soriani capì che Carlo non sarebbe più tornato. Da allora, puntualmente, ripeté ogni pomeriggio per quasi quindici anni il percorso dalla casa alla piazza. Anche negli ultimi anni di vita, era sempre lì ad aspettare. 

Il 9 novembre 1957 il cane viene premiato con una medaglia d'oro, durante una cerimonia in Comune. Pochi mesi dopo la morte di Fido, è stato inaugurato il monumento, opera dello scultore Salvatore Cipolla.

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