Fido? Non solo amico fedele, ma anche sentinella biologica
17 giugno 2020
2 min

Fido? Non solo amico fedele, ma anche sentinella biologica

attualità studio

I cani come sentinelle biologiche ambientali, capaci di avvisarci – e in largo anticipo – quando l’esposizione alle sostanze tossiche disperse nello spazio in cui si trovano sta per raggiungere livelli dannosi, nel tempo, per la nostra salute. È quanto emerso dai risultati di una ricerca americana pubblicata su Environmental Science & Technology e condotta da un team di studiosi della North Carolina State University e della Nicholas School of the Environment della Duke University.

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Stando a quanto riportato da repubblica.it, per arrivare a tali conclusioni gli autori dello studio hanno sottoposto a per 5 giorni consecutivi 30 cani e i loro rispetti proprietari a un test, applicando ai primi una sorta di etichetta sui collari e facendo indossare ai secondi un semplice braccialetto, entrambi in silicone. I braccialetti di gomma, infatti, sarebbero efficaci campionatori ambientali dell’esposizione personale alle sostanze presenti nell’ambiente, visto che il silicone raccoglie una grande quantità di composti chimici. In particolare, i ricercatori hanno ricercato sui dispositivi applicati a quattro zampe e umani tre categorie di tossici ambientali, spesso riscontrati nel sangue e nelle urine umani: pesticidi, ritardanti di fiamma e ftalati. Risultato: i livelli di esposizione tra cani e proprietari erano molto simili, risultato poi confermato dalle analisi delle urine in entrambe le specie. L’unica differenza è che tra le due ci sarebbero tempistiche differenti: “In uno o due anni in un cane possono manifestarsi effetti che potrebbero richiedere decenni per emergere nell’uomo”, spiega Catherine Wise, del dipartimento di Biologia ambiente e tossicologia molecolare della North Carolina University e primo autore dello studio. “Se riusciamo a mettere in relazione le malattie dei cani con le loro esposizioni nel tempo, potremmo dare l’opportunità a chi si occupa di salute umana di mitigare queste esposizioni per entrambe le specie, ha concluso la ricercatrice.