Fra benessere e dna lo slalom della cinofilia

Fra benessere e dna lo slalom della cinofilia
20 Ottobre 2010

Allevamento e selezione della razza; business ed amore per la Cinofilia. Riflessioni, tra etica e de-ontologia, dubbi e certezze, nell'interesse primario del cane, a difesa dell'arte dell’allevare con serie-tà, dell’arte della caccia col cane e del cane da sport, finalizzato alla zootecnia di Giancarlo Passini A volte nascono dei pensieri e ci mettiamo un titolo sopra: le incertezze di una cinofilia ferita da maltrattamenti e attacchi mediatici; la necessità di difenderci con mezzi adeguati e con controlli che diano fiducia nei valori zootecnici della selezione. A volte facciamo l’inverso, fissando un tema, al cui svolgimento ci dedichiamo poi, come facevamo alle superiori nel compito in classe, solo che l’argomento lo scegliamo noi e non quella “rompi” della professoressa. Ebbene, questa volta sono a metà strada e metterò assieme pensieri e titoli; concetti di base ed ela-borazione di dubbi, che spesso non si riesce a penetrare o che sono soffocati sul nascere dagli addet-ti ai lavori. Non voglio che sia un grido, né acuto né soffocato, ma una parola che ha la pretesa di scuotere in positivo le coscienze; una parola che vorrebbe contribuire a rafforzare le evidenti debolezze del no-stro amato mondo della cinofilia. Troppo facile cercare sempre un alibi per colpevolizzare qualcosa o qualcuno, per puro spirito di critica: “si doveva fare, si doveva dire”, “l’Enci non ha fatto, il Club non ha detto…” e così via. Credo che servano collaborazione e idee, con un purissimo fine costruttivo. Va da se che, chi ha responsabilità, deve infine rispondere. E se questa premessa vi suona confusa, allora avete capito bene, perché dubbio e confusione sono fratello e sorella. Ma fra i tanti dubbi c’è la certezza che la stragrande maggioranza di chi opera nel nostro mondo è galantuomo, in senso etico e deontologico. Questo è un punto di forza. Ma quante mele marce bastano a contaminare il raccolto? E il marcio è “l’interesse” o l’“apparire” cioè obiettivi che alcuni vogliono conseguire ad ogni costo e non importa come. Su temi spinosi che tutti sanno (ma che non vogliono sapere) e che tutti vedono (ma che non vo-gliono vedere) posso solo dire cose già sapute e viste che quindi, per definizione, non suonano nuo-ve o originali. I recenti accadimenti “sull’Uomo del Vento” che hanno avuto eco su tutta la stampa e nelle crona-che dei telegiornali nazionali, e ancor prima la sgominazione di una gang dedita all’importazione e commercializzazione di cuccioli proprio nella mia regione, mi inducono a proporre il mio pensiero sofferto. Come presidente di società specializzata (con mandato in scadenza), come socio individua-le Enci e come allevatore amatoriale da quasi un trentennio. Non voglio entrare nel merito della specifica e recente vicenda, dove si palesano gravi aspetti di re-sponsabilità personali e drammi profondi per uomini e cani, in cui maltrattamenti e “persecuzioni” si rincorrono per accusarsi all’infinito. In questa tragica vicenda, in attesa di giustizia da parte di chi prima non ha visto, voglio salvare l’estro positivo che ha espresso il veloce “Fauno” cavalcando il “Vento”: perché Fauno è stato un mio ideale di pointer in tutto il suo manifestarsi, per temperamento e prestazioni, un “del Vento” (come sicuramente altri) di cui è intriso il patrimonio della razza, come dice chi ha titolo per affer-marlo. Per il fatto accaduto, aggiungo solo che il nostro mondo non ha proprio bisogno di vicende che pongano l’allevamento canino nel “girone” dei maltrattatori degli animali, dove già ci collocano per l’attività venatoria.

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