Cani alla catena, ancora legale in gran parte d'Italia
25 marzo 2021
2 min

Cani alla catena, ancora legale in gran parte d'Italia

attualità

Legare i cani alla catena è una pratica ancora piuttosto diffusa in Italia – e non solo – per la mancanza di una normativa chiara e che valga per tutto il territorio nazionale. E così se alcune regioni risultano “virtuose”, altre ritardano a regolamentare la materia o nella pratica non la attuano, permettendo che i nostri amici quattro zampe, in numerosi casi, conducano una vita in condizioni restrittiva e priva di stimoli. È quanto emerge dal rapporto “Verso il divieto di tenere i cani legati alla catena”, realizzato dalla startup Green Impact e dalla ong contro il randagismo Save the Dogs and Other Animals.

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Stando alla relazione, fanno bene Abruzzo, Emilia Romagna (che è stata la prima regione italiana nel 2013 ad aver vietato l’utilizzo della catena per i cani), Lombardia, Veneto e Puglia. Altre regioni, come Umbria e Campania, vietano la pratica . ma nei fatti rendono la norma sostanzialmente non attuabile. Liguria, Basilicata e Sicilia, invece, non hanno regolamentato la materia, lasciando un vuoto normativo.

A tal proposito, Sara Turetta, presidente di Save the Dogs, dichiara così come riporta ansa.it: “Risulta evidente la necessità e l’urgenza di rivedere nella maggior parte delle regioni italiane le leggi che regolamentano la detenzione a catena perché risultano poco chiare, incapaci di tutelare davvero gli animali o piene di deroghe che lasciano spazio a troppe scappatoie”. E ancora: “Ci auguriamo che il divieto di detenzione a catena – continua la Turetta – diventi parte integrante di una legge nazionale sul maltrattamento e che, in caso contrario, Governatori prendano provvedimenti affinché la normativa sia coerente con la rinnovata sensibilità degli italiani su questi temi”.