17 agosto 2012
4 min

Kurzhaar: una bella realtà

Negli ultimi tempi mi sono trovato spesso a visionare ed apprezzare il lavoro e i sacrifici di alcuni giovani amici, soci del mio Gruppo cinofilo, appassionati della razza kurzhaar.

Sapevo che il Club e gli addetti ai lavori stavano lavorando intensamente per incentivare la presenza degli appassionati al circuito delle classiche, pianificando una programmazione con tappe ben definite.

Personalmente, mi sento molto vicino alle razze inglesi e per natura sono estremamente esigente sulla funzionalità, tanto da voler bene ed apprezzare tutti i cani bravi, di qualsiasi razza essi siano.

A mio avviso, tutte le razze debbono essere sempre confrontate anche nei giudizi, onde poter misurare e verificare la loro crescita e il loro stato di salute. Il tutto nell’ottica di un saggio miglioramento e adeguamento ai tempi e alle esigenze.

Il narcisismo selettivo in cinofilia è una “malattia” molto frequente e nello stesso tempo assai pericolosa. Gli addetti ai lavori o addirittura l’allevatore che ha raggiunto qualche buon risultato, credendo di avere inventato la luna si chiude, rischiando una scontata involuzione che prima o dopo può andare a limitare la funzionalità e la salute della razza.

Una raccomandazione alle società specializzate: non facciamoci trascinare l’occhio solo dai galoppi, ma guardiamo il cane in tutto il suo sostanziale complesso.

Ma torniamo al kurzhaar, e sia chiaro: non è certo mia intenzione insegnare qualcosa a chi sta già lavorando bene e ne sa più di me.

Aspettavo con ansia di poter vedere all’opera tutti i soggetti di questa razza nelle prove Classiche sui nostri altopiani a preparazione ultimata. Con immenso piacere ho accolto l’invito del presidente del Kurzhaar Club Giancarlo Passini a giudicare insieme a lui e al bravo giovane Alfio Guarnieri la prova Classica speciale organizzata da Enzo Rago a Roccaraso.

Presenti tutti gli attori principali appassionati di questa razza: Venturelli, Scarpecci, Aroldi, Capelli, e tanti altri appassionati che si sono misurati con i loro soggetti.

Doverosi i complimenti al Club per il lavoro che sta facendo: colli protesi in avanti, anteriori rampanti, tronchi atletici, strutture molto funzionali, ritmo, continuità, ottime impostazioni sul terreno, filate, prese di punto e accostate nella piena nota, frutti questi di un valido intervento sulla razza che sta dando i risultati prefissi.

Sangue italiano, serbo o “esquimese” poco importa, quando c’è da intervenire i metodi non contano e se i risultati vengono significa che si sta facendo un buon lavoro. Per partire, ben venga una buona cultura cinofila, che sappia quello che vuole e sangue di nazionalità Serba (anche se con le dovute attenzioni), dove si fa ancora caccia vera su selvaggina “ruspante”, che permette una selezione probante e di sostanza, dove i cani sbarcano il lunario solo se sono bravi.

Ora che abbiamo la base, lavoriamoci sopra, cominciamo da lì e consolidiamo quelle qualità acquisite sul campo e necessarie per una selezione zootecnica seria. In allevamento non sempre si indovina, anzi il più delle volte si sbaglia, ma proviamoci!

Una cosa mi ha colpito: era in palio un trofeo per il miglior stile di razza sia per i maschi, sia per le femmine, abbiamo convocato sei soggetti per essere visionati, uno di questi è andato in ferma e gli altri cinque che erano al guinzaglio vicino a noi in attesa del loro turno si sono prontamente posizionati in consenso spontaneo e solido. Anche questo è segno di un’acquisizione di qualità naturale curata e maturata da tempo necessaria e indispensabile per una giusta selezione e non solo per i dieci minuti di prova.

Non solo maschi, ma anche femmine di ottima qualità e sostanza, che fanno ben sperare per il futuro.

Visto che non sono mai andato a caccia con un solo cane, perché pretendo la completezza, vorrei permettermi una raccomandazione di carattere puramente personale: insistiamo sui turni in coppia, una parte del lavoro richiesto verrebbe fatto gradualmente e certe qualità verrebbero meglio trasmesse.

Complimenti e buon lavoro!

Sandro Pacioni