23 agosto 2011
3 min

Pet therapy, amare i cani aiuta a stare meglio

pet therapy

E’ opinione comune degli esperti e dalla sottoscritta pienamente condivisa , ritenere il cane l’animale più adatto in assoluto, nella attività di pet therapy, sia per l’impiego in ambito ospedaliero sia in quello socio educativo. I cani in genere sono animali molto socievoli, che si fanno toccare, accarezzare liberamente anche da soggetti che non conoscono. Il tatto, il “toccare”, oltre ad essere il sistema primario di comunicazione , costituisce per l’uomo un vero e proprio bisogno fisico e psichico: il cane si presta volentieri a questi atteggiamenti , infondendo cosi’ ai pazienti e a tutti coloro che entrano in contatto con loro calma e sicurezza.Gli esperti concordano sul fatto che non esistono razze più o meno adatte per interventi di attività  e terapie assistite dagli animali ma in ogni caso l’animale da utilzzare deve possedere socievolezza, equilibrio e mancanza di aggressività verso le persone ed altri animali. Quale operatrice di pet therapy ho la fortuna di godere della collaborazione di quattro splendide “quattro zampe” : Pepita (Labrador di sette anni), Elsa (Golden Retriever di quattro anni), Isotta (meticetta di piccola taglia), Bella (fantasia di razze tra cui quella prevalente sembrerebbe essere il Terranova) . Ciascuna di esse viene introdotta nei diversi progetti a seconda delle esigenze degli utenti che possono essere anziani, disabili fisici o psichici , bambini o comunque qualsiasi essere umano che possa avere giovamento da questa splendida terapia alternativa. L’aspetto sicuramente più significativo e meraviglioso che emerge dall’osservazione della mia attività è il fatto che tutti i cani non riconoscono la ” disabilità dell’umano” e quindi la presenza di deficit fisici o psichici e sensoriali non implica alcuna “comunicazione deficitaria con il soggetto umano con il quale il cane è sempre capace di interagire a qualsiasi livello di deficit comunicativo esso si trovi; anzi certi particolari aspetti dei soggetti bisognosi di assistenza quali salivazione abbondante, odori, stridii, che solitamente generano distanza nel rapporto tra umani sono elementi normali nel mondo comunicativo del cane che spesso catalizzano la sua attenzione e lo inducono a manifestare quella che è la sua grandissima intelligenza che consiste proprio nell’essere in grado di cogliere la grandezza che si nasconde in ogni diversità. Nel periodo appena trascorso mi sono dedicata in particolare ad un progetto che vedeva coinvolti dei ragazzi colpiti da diverse disabilità alcune molto gravi. All’inizio non tutti erano disponibili a collaborare con i cani e ci sono stati anche dei momenti in cui mi sono sentita scoraggiata .Proprio in questi istanti in cui  mi fermavo a riflettere per capire come dovevo comportarmi i miei cani mi hanno dato una grande lezione di vita: hanno cominciato ad agire da soli come il loro grandissimo istinto naturale gli suggeriva, donavano e manifestavano amore come madre natura gli aveva insegnato: invitavano al gioco i ragazzi abbaiando , standogli vicino conquistandosi carezze con leccatine ..riuscendo sempre a coinvolgere anche i soggetti “più difficili” riportandoli al solido legame empatico che da sempre lega il cane all’uomo.