Il nostro amico a quattro zampe, quando assiste a un conflitto, lo comprende come evento emotivamente rilevante e reagisce prendendo posizione, molto spesso schierandosi dalla parte di chi reputa debole. La conferma arriva dalla scienza, in particolare da uno studio pubblicato sulla rivista Ethology, condotto dai ricercatori dell’Università di Buenos Aires e del Consiglio Nazionale della Ricerca Scientifica e Tecnica. Mettersi fisicamente in mezzo o spingere con il muso interrompendo la discussione, ad esempio, non sono da parte del cane comportamenti da ricondurre a “gelosia”, istinto o altro, ma rappresentano una vera e propria lettura sociale.
Stando a quanto riportato nello studio, per giungere a tali conclusioni, sono stati eseguiti due esperimenti differenti, variando intenzionalmente l’intensità e la durata del conflitto, consentendo così di analizzare reazioni diverse in situazioni più o meno accese. Ne è emerso che, prima e dopo il conflitto, i quattro zampe coinvolti mostravano più comportamenti affiliativi verso la persona che subiva l’aggressione, rispetto alle condizioni di controllo. In poche parole, la tendenza era scegliere la “vittima”, prendere le parti di chi viveva maggiormente il disagio e non seguire semplicemente il proprio umano di riferimento. Il comportamento di Fido non era guidato dalla preferenza, ma dalla valutazione emotiva della situazione. Ciò denota che i cani possiedono vere e proprie competenze socio-emotive che permettono loro di leggere dinamiche relazionali e di agire per ristabilire l’equilibrio, anche a costo di stressarsi.