Cirneco dell'Etna

  • Taglia media
  • Razza non pericolosa
  • Razza riconosciuta ENCI
    Gruppo 5 - cani tipo spitz e tipo primitivo

Caratteristiche Cirneco dell'Etna

Facilità di formazione
Difesa territorio e persone
Adatta ai bambini
Cura e perdita pelo
Perdita bava

Descrizione

Il Cirneco dell’Etna fa parte delle quattordici razze italiane e tra queste è sicuramente la razza più antica, non esistono certezze assolute sulla sua origine, ma la presenza in tutto il bacino del Mediterraneo, fin da epoche antichissime, di cani molto simili al Cirneco, snelli, dal corpo allungato, tutti con la testa caratterizzata da orecchie ritte, muso a punta ed assi longitudinali cranio-facciali divergenti è ampiamente documentata da tracce fossili, rappresentazioni artistiche, numismatiche e letterarie.

Cirneco cane da sempre usato in Sicilia per la caccia, la sua vocazione venatoria è il coniglio selvatico, ma sa essere un fantastico cane da compagnia pur avendo un carattere particolare che solamente chi lo conosce può veramente apprezzare.
L’umiltà e la fierezza, la riservatezza e l’orgoglio, l’estrema suscettibilità e l’animo generoso, l’indipendenza ed il coraggio, la timidezza e la rabbia, la fedeltà e la straordinaria vitalità sessuale, l’istinto materno ed il rispetto gerarchico sono tutte caratteristiche e qualità tipiche siciliane che son presenti in quel fascio di muscoli nervosi, nascosto in un corpo apparentemente fragile che è il Cirneco dell’Etna.

Ne nascono in media 130 l’anno riconosciuti Enci, in Italia ci sono 6 allevamenti con affisso, ma il Cirneco è diffuso anche all’estero (anche se non usato per caccia), il secondo paese per numero di nascite è gli Usa con 6 allevamenti con affisso e terzo la Finlandia con 5, sono allevati anche in Inghilterra, Norvegia, Belgio, Lettonia, Svezia, Russia, Francia, Slovenia, Irlanda, Lituania, Polonia e Svizzera.

Il prezzo dei Cirneco dell’Etna cuccioli varia dai 400€ a 600€.

Origine

Importato dalla Cirenaica fino in Sicilia più di tremila anni fa, da parte dei commercianti fenici; è un cane primitivo, cioè, a differenza delle altre razze che sono frutto di una selezione da parte dell’uomo, la sua selezione è stata fatta esclusivamente dalla natura.
Quindi si può dire che è un cane di origine selvatica, utilizzato in prevalenza per la caccia.
Alcuni studi ritengono che sia una razza autocnona siciliana. Poco conosciuto al di fuori dell’Italia.

Già attorno al 350 a.c. il grande Aristotele menziona i “Cani Cirenaici” nella “Historia animalium” e nel “De generatione animalium”.

L’ipotesi più attendibile sull’origine del termine Cirneco, è quella scritta dal professore Antonino Pagliaro nel 1950 sulla rivista “Ricerche linguistiche” nella quale spiega come il nome siciliano “cirnecu” provenga dal greco “Kyrenaikòs”, cioè “cane cirenaico” e attraverso una mediazione latina diventi ”Cyrnaecus”, confermando così la presenza del Cirneco in epoca greca.

La parola Cirneco la troviamo per la prima volta in una prammatica del 20 Aprile 1533 in cui si vieta l’uso del Cirneco poiché dannoso per la selvaggina “…non si possi andar a caccia con cernechi per essere molto dannosi alla detta caccia de lepri”.

Già nel 1517 però lo Scobar usava il termine “Chirnecus” nel suo “Vocabolarium nebrissense”.

Come ottimi segugi li definisce nel 1650 (Natura et Solertia Canum) e nel 1653 (Variarum Lectionum sive Venationum Heorum” Cirino Andrea da Messina.

Nella metà dell’800 lo zoologo Giuseppe Galvagni denomina il Cirneco “Canis Etneus” e nel famosissimo romanzo “Il Gattopardo”, Tomasi di Lampedusa scrive “…il cane Romeo, che latrava breve in un cantone, era il tris nipote di un altro cernieco”.

Donna Agata Paternò e Domenico Diletti vollero per primi che il Cirneco venisse chiamato “dell’Etna” e dal 1939 è ufficialmente conosciuto e riconosciuto dall’Enci come Cirneco dell’Etna.

 

Carattere

È un cane adatto a ogni situazione, molto intelligente, altero, resistente ed instancabile, docile ai comandi e affezionato al padrone.
È principalmente un cane da caccia ma anche ottimo cane da guardia e da compagnia.
È molto reattivo. Può essere addestrato senza problemi. Ha molto sviluppato l’olfatto che utilizza quando va a caccia.
Chi non conosce questo cane all’inizio è attratto essenzialmente dalle sue forme, dal colore e dall’eleganza che sono caratteristiche proprie di questa razza… e solo poi chiede quale carattere lo contraddistingue.
Non è facile descrivere i comportamenti del Cirneco in quanto in tutte le razze, ma particolarmente in questa, grandissima importanza riveste il tipo di crescita che ha vissuto dal momento della nascita fino al momento dell’adozione.
La letteratura lo descrive come un cane sospettoso e diffidente verso gli estranei, ma che instaura un rapporto forte e quasi morboso con il padrone.
Tale nomea nasce soprattutto dal fatto che il Cirneco raramente varca i confini della Sicilia e quasi la totalità della sua popolazione è custodita dai cacciatori dell’Isola; nella cultura di questa terra il Cirneco è stato sempre oggetto di gelosie e di rivalità, tanto che l’atteggiamento comune è stato sempre quello di tenerlo “nascosto” soprattutto per la paura che potesse essere oggetto di furto.

Standard di razza

ASPETTO GENERALE
Cane di media-piccola taglia, di forma elegante e slanciata con il pelo raso su tutte le parti del corpo. Ha una muscolatura asciutta e possiede una costruzione leggera ma salda e resistente.

CARATTERE
Per il suo carattere, conformazione e affettuosità, Il Cirneco non può essere considerato solo un cane da caccia, ma anche un discreto cane da guardia ed un piacevole cane da compagnia. Potrebbe essere classificato come razza a triplice attitudine. Da elogiare anche il suo temperamento. E’ un canino molto reattivo. E’ l’unico cane in grado di muoversi senza difficoltà sui terreni aspri e accidentati di origine vulcanica. La sua tempra e la sua classe permettono anche la sua addestrabilità senza problemi. Il suo senso più sviluppato è sicuramente l’olfatto che mette in mostra durante la caccia.

Particolarità: esistono due razze molto simili: il “Pharaon Hound” e il “Podenco Ibicenco”.

TAGLIA
Altezza:
maschi  da 46 cm a 50 cm
femmine  da 42 cm a 46 cm
Peso:
maschi da 10 kg a 12 kg
femmine  da 8 kg a 10 kg

CORPO
Tronco: con lunghezza pari all’altezza al garrese. Con garrese ben elevato e torace poco più lungo della metà dell’altezza al garrese.
Testa e muso: con cranio di forma ovaleggiante ed assi cranio- facciali leggermente divergenti o paralleli. Il profilo superiore del cranio è lievemente convesso. Il muso raggiunge almeno l’80% della lunghezza del cranio. Tartufo: sulla stessa linea della canna nasale e deve essere di forma rettangolare.
Denti: regolarmente allineati e completi nel numero; sono ammesse chiusure a forbice.
Collo: con profilo superiore molto arcuato. Lungo quanto la testa.
Pelle: ben aderente in tutto il corpo. Non devono mai presentarsi macchie nere.

ARTI
Arti: sia i posteriori che gli anteriori devono essere in appiombo con ossatura proporzionata.
Spalla: con scapole lunghe circa 1/3 dell’altezza al garrese e devono essere inclinate di 55 gradi rispetto al piano orizzontale.
Muscolatura: asciutta ma ben proporzionata al corpo.
Linea superiore: rettilinea sul garrese.

CODA
Coda: inserita in basso, di forma uniforme, lunga fino al garretto.

MANTELLO/PELO
Pelo: di uguale lunghezza in tutto il corpo; sempre raso e liscio.
Colori ammessi: fulvo uniforme, isabella, fulvo e bianco, tollerato il colore bianco uniforme con macchie arancio. 

DIFETTI
Prognatismo, enognatismo, convergenza degli assi cranio- facciali, canna nasale concava, misure fuori standard, depigmentazione totale, mucose nere, colori del manto non ammessi, occhio gazzuolo, monorchidismo, criptorchidismo.

 

Utilizzazione

Cacciatore di lepre e coniglio selvatico e cercatore di pennuti, cane da riporto; apprezzato anche come aristocratico cane da compagnia. Ottimo cane da guardia.

Alimentazione

Necessita ogni giorno di 250-300 grammi di carne e 150 grammi di riso, insieme a verdure bollite.
Cure calciche e vitaminiche in quantità rilevanti e per periodi prolungati dovrebbero essere, in ogni caso, precedute da una analisi dell’equilibrio calcio-fosforico dell’organismo del giovane cane. 
Non in pochi hanno l’abitudine di somministrare del latte, in particolar modo ai cuccioli.
Si crede, in questo modo, di prolungare il nutrimento materno, ma non è così. Infatti, il latte di mucca ha una composizione del tutto diversa da quello di cane: è meno nutriente e, quindi, appesantisce l’apparato digerente del cucciolo senza alcun vantaggio, e anzi con il pericolo di provocare noiose e pericolose dissenterie. 
Inoltre, alcuni hanno l’abitudine di bagnare i fiocchi di vegetali con il latte e di aggiungere della carne, senza sapere che questo pasto, che può apparire molto appetitoso, e magari per il cane lo potrebbe anche essere, è in realtà molto dannoso, in quanto risulta composto da elementi che hanno tempi di digestione molto diversi.

Foto di Cirneco dell'Etna