REAZIONI AVVERSE AL CIBO
2 marzo 2020
3 min

REAZIONI AVVERSE AL CIBO

allergia
Conosciuta più comunemente come RAC le reazioni avverse al cibo sono legate sia a reazioni immunologiche come le allergie alimentari sia a intolleranze alimentari e/o reazioni soggettive al cibo.
La discriminazione non è semplice in quanto la sintomatologia principale è il prurito sintomo riconducibile anche a forme parassitarie o metaboliche che devono comunque essere escluse. Le reazioni allergiche da cibo hanno una incidenza maggiore tra il primo ed il terzo anno di età tuttavia non si possono escludere casi apparsi dopo i sette anni. Dopo attenta valutazione la diagnosi definitiva di RAC si ottiene somministrando una dieta privativa tesa a migliorare i segni clinici apparsi nella dieta precedente. La dieta privativa deve essere formulata in base a fonti nuove sia di carboidrati che di lipidi e proteine non conoscendo quali di questi fattori abbia provocato la reazione allergizzante.
A questo punto si opta per due tipi di diete:

CASALINGA: scelta per una maggiore palatabilità e per l’assenza di conservanti e sostanze additive. Vanno utilizzate carni poco allergizzanti come coniglio, cavallo, selvaggina, pesce. Il profilo negativo è legato sia ai costi (alimenti freschissimi) sia ad un imperfetto bilanciamento nutrizionale che può determinare riflessi negativi come disturbi intestinali e perdita di peso.

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COMMERCIALE: sotto forma di cibo secco o umido ha il vantaggio di essere un prodotto già pronto e bilanciato. Le nuove fonti proteiche di questi alimenti comprendono selvaggina, cavallo, maiale, pesce o addirittura struzzo e canguro. Le fonti di carboidrati vengono fornite da patate ed orzo. Qualora le diete commerciali o casalinghe non diano i risultati sperati si può ricorrere alle diete idrolizzate. Queste a differenza delle precedenti sono ottenute con proteine di consumo comune che vengono sottoposte ad una frammentazione dei legami degli aminoacidi proteici risultando una migliore digeribilità. Anche in questo caso è sempre preferibile scegliere fonti proteiche diverse da quelle utilizzate in precedenza. Al momento di partire con una dieta privativa il proprietario dovrebbe essere coinvolto nell’annotare giorno per giorno i sintomi.

Calcolando che la dieta privativa ha come durata due mesi le annotazioni devono riferirsi al prurito (intensità, durata, miglioramento, recrudescenza) ed all’apparizione o scomparsa di segni clinici secondari (arrossamenti, papule, pustole). In casi incerti la dieta va continuata per due settimane. In concomitanza della dieta va effettuata una terapia medica mirata sia per il prurito (circa due settimane e non di più) sia per le eventuali infezioni batteriche cutanee secondarie(antibiotici). 

Se il miglioramento c’è stato va fatto seguire un TEST DI PROVOCAZIONE che consiste nell’avere una lista di alimenti assunti in passato dal soggetto che vanno aggiunti uno alla volta per circa due settimane alla dieta privativa. Se dopo due settimane non risubentrano i sintomi si può aggiungere un altro alimento e così via. Se ricompaiono i sintomi si ritorna alla sola dieta privativa togliendo l’alimento aggiunto e quindi alla scomparsa dei sintomi si introduce un nuovo alimento. Le diete privative sono quindi un ottimo aiuto anche se purtroppo, se utilizzate a vita, a costo economico non indifferente.