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Un cane con la Leishmaniosi

Un cane con la Leishmaniosi
17 Dicembre 2013
Un sabato sera sono stato chiamato d’urgenza in ambulatorio. Mais è un simpatico meticcio di circa 10 anni che ha iniziato improvvisamente a perdere copiosamente sangue dal naso. Il figlio della proprietaria - volontario della Croce Rossa - non si è fatto certo impressionare e ha cercato in tutti i modi di tamponare l’emorragia. Tutti gli sforzi sono però risultati vani e piano piano i proprietari hanno iniziato a temere per la vita del cane. Mais non è un mio paziente, la proprietaria vive in provincia di Roma e periodicamente viene a far visita al figlio che lavora in città.

In quasi 25 anni di lavoro non mi era mai accaduto di trovarmi davanti a un caso di un cane affetto da Leishmaniosi, ma appena Mais entrò in ambulatorio non ebbi dubbi: il cane era affetto da questa pericolosa malattia infettiva e manifestava esattamente tutti i sintomi descritti in letteratura.

La Lesihmaniosi canina è una malattia trasmessa da un piccolo insetto simile alla zanzara, chiamato flebotomo o pappatacio. Il parassita, che viene trasmesso tramite la puntura della zanzara, infetta le cellule che sono coinvolte nella difesa delle malattie infettive del cane, in pratica provoca una serie di alterazioni nel sistema immunitario dell’individuo infetto.

La trasmissione avviene tramite il morso di questa specie di zanzara chiamato pappatacio “mangia e taci”, proprio a ricordare che questi fastidiosi insetti pungono e mangiano stando in silenzio.

Non può esservi un'infezione diretta da cane a cane o da cane a uomo, il cane infetto non può infettare gli altri (uomini o animali che siano). La Leishmania può essere presa soltanto dal pappatacio. Questi insetti amano il caldo-umido, per questo sono localizzati in tutto il Mediterraneo, equamente suddivisi tra Francia, Spagna, Portogallo e Italia.

La Leishmaniosi si presenta in forme diverse, che possono interessare sia gli organi interni sia la cute. Nella fase prodromica, che è quella che precede il conclamarsi della malattia, i sintomi non sempre sono chiari. Al contrario sono numerosi e spesso non patognomonici, ossia non tipici della malattia.

Il periodo d’incubazione può variare da 1-2 mesi a 4 anni, ma alcuni casi sono stati confermati clinicamente anche dopo 7 anni dall’infezione. Durante il periodo d’incubazione, il cane non manifesta nessun sintomo. Una volta che i sintomi della malattia cominciano a manifestarsi, sono spesso insidiosi e non specifici. Possiamo vedere ulcere cutanee con scarsa tendenza alla guarigione, perdita di pelo intorno agli occhi con inscurimento della cute nella regione perioculare, forfora cutanea, anomale crescite delle unghie, perdita di peso, zoppie ricorrenti e spesso, come Mais, emorragie dal naso.

Tutti i cani che vivono all’aperto giorno e notte sono maggiormente esposti all’infezione, soprattutto durante il periodo estivo (maggio-ottobre). Da recenti ricerche sembra che il “pasto di sangue” da parte dei pappataci si compia generalmente durante le ore notturne, con picchi intorno alla mezzanotte e un’ora prima del sorgere del sole; si parla anche di un picco immediatamente dopo il tramonto. La malattia nelle nostre zone non è ancora così diffusa come in Centro e Sud Italia e nelle isole, tuttavia tende a riscontarsi sempre più frequentemente anche nella nostra provincia dove è stato isolato il flebotomo.

Fino a poco tempo, fa l’unico metodo di prevenzione contro la Leishmaniosi era limitato all’applicazione di repellenti per insetti (collari o spray), con la finalità di ridurre la loro presenza nell’habitat dove vive il cane. Da circa due anni è disponibile per la prima volta in Europa un vaccino contro la Leishmaniosi canina.

Il nuovo vaccino può essere somministrato dai 6 mesi di età del cane, riducendo in modo significativo il rischio di infezione contro il parassita. Il vaccino determina una risposta immunitaria da parte del cane conferendo, una buona protezione nei confronti della malattia che non deve però precludere l’uso dei collari o spray utilizzati come repellenti per insetti.

Mais ce l’ha fatta, si è salvato, ora ha iniziato una cura che durerà molto tempo, forse per tutta la vita, che gli permetterà però di vivere egregiamente il resto dei suoi giorni con l’amata proprietaria.


Marco Catellani
Biologo e medico veterinario esperto in Comportamento animale
[email protected] Tel. 349 1536299

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