Rottura LCA nel cane: la diagnosi

Rottura LCA nel cane: la diagnosi
09 Dicembre 2012

Una delle patologie che più frequentemente si riscontra nella medicina veterinaria è la rottura del legamento crociato anteriore (LCA) o craniale (LCC).

Sintomi: al fine di identificare il problema è fondamentale iniziare con l’osservazione del paziente, sia fermo sia in movimento, e notare i particolari atteggiamenti che assume e che possono già indirizzare verso la localizzazione della sede della patologia. Le lesioni del LCA possono essere parziali o complete, presentarsi in maniera improvvisa o graduale. Possono presentarsi con sintomi lievi e poi aggravarsi improvvisamente. Cani con rotture acute presentano generalmente una zoppia improvvisa, che può avere un temporaneo e limitato miglioramento in seguito a trattamento con FANS e riposo. Tale zoppia, però, tende a ripresentarsi come cronica, associata al progressivo e ingravescente sviluppo di artrosi, con conseguente dolore e diminuzione dell’escursione articolare.

I soggetti malati tendono a presentare una zoppia persistente di grado variabile, fino al mancato appoggio dell’arto affetto. Quest’atteggiamento può, secondo la cronicità del problema, essere associato a riduzione della muscolatura del treno posteriore, con sviluppo compensatorio di quella degli arti anteriori, visto che l’animale tende a spostare il peso in avanti, e mancata flessione del ginocchio nel momento in cui il cane è seduto. Questo si manifesta con la tendenza del cane a mantenere l’arto posteriore esteso e ruotato verso l’esterno quando è seduto, anziché sedersi come farebbe un animale sano, in altre parole flettendo completamente il ginocchio.

Quest’atteggiamento è riportato come positività al sit-test: il test è significativo, ma non specifico per il crociato. La positività al test, inoltre, aumenta con il progredire delle lesioni meniscali, poiché la flessione determina compressione dei tessuti infiammati del menisco e del compartimento articolare caudale. Sia in caso di rotture complete sia parziali, gli animali non trattati sono destinati a sviluppare lesioni degenerative nell’arco di poche settimane e gravi alterazioni entro pochi mesi, con compromissione della qualità di vita dei soggetti, tanto più se di grossa mole o in sovrappeso.

A cura della Clinica Borgarello

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