Non mi guardi, non ti sento

Non mi guardi, non ti sento
02 Novembre 2012

Relazione! Negli ultimi tempi questa parola è molto utilizzata. Soprattutto nella cinofilia moderna si parla di relazione quando si tratta il tema educazione, ma cos’è veramente? Possiamo definirla in tantissimi modi e con moltissimi aggettivi, non esiste una definizione unica anche perché ogni relazione è a suo modo unica e varia da soggetto a soggetto, quindi sarebbe presuntuoso darne una definizione.

La relazione parte da un contatto tra almeno due soggetti e, se si parla di cane e uomo, la condizione necessaria per instaurare una buona comunicazione, il primo step comunicativo è il contatto visivo. Se siete dei buoni osservatori, vi sarà capitato di vedere parecchie volte proprietari in giro con i loro cani in completa assenza di contatto, dove il cane tira al guinzaglio non con il padrone alla sua estremità, ma con un semplice peso attaccato dietro di esso, oppure cani liberi in un prato in totale autonomia senza rendersi conto che il proprietario è lì con loro. Prima ancora di non avere lavorato bene sulla condotta al guinzaglio o sul richiamo, c’è mancanza di comunicazione e relazione, e non è mancanza di educazione o addestramento. Voi, quando andate in giro con il vostro partner, camminate avanti un paio di metri lasciandolo alle spalle senza mai dare uno sguardo o una parola? Oppure, durante un aperitivo, state tutto il tempo per i fatti vostri senza mai rivolgere una parola o scambiare delle interazioni con il vostro compagno/i di serata?! Dubito fortemente. Da qui la mia domanda: perché non ci relazioniamo di più con i nostri cani?!

La prima cosa da insegnare a un cane è guardarci e cercarci anche quando è libero in mezzo a un prato. La centripetazione, cioè il reciproco orientamento di cane e persona, è alla base della comunicazione, la scintilla che mette in moto il motore pulsante della relazione. Ovviamente non deve essere una ricerca ossessiva della nostra figura. Le relazioni morbose non sono sane, nemmeno in ambito umano. Si deve cercare di diventare un riferimento pure nelle situazioni più autonome, cercando di essere un po’ nei pensieri del nostro compagno peloso. Se prendiamo quest’abitudine, il cane sarà disposto a darci ascolto e da lì potremmo insegnargli qualsiasi cosa.

“Se mi guardi, io ti sento e ti ascolto”

 

Bruno Ferrari

Educatore cinofilo professionista

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