La sindrome da privazione sensoriale nel cane

La sindrome da privazione sensoriale definisce alcuni problemi comportamentali, il cui carattere comune è un deficit nella risposta a stimoli sensoriali del cane, che emerge in soggetti cresciuti e allevati, nelle fasi sensibili dello sviluppo, in ambienti poveri di stimoli.

Le esperienze vissute e le stimolazioni ricevute nei primi tre mesi di vita di un cucciolo sono, infatti, sono molto importanti, o meglio determinanti, nelle fasi di sviluppo del cucciolo. Se, invece, non è esposto ad alcuno stimolo, si possono provocare conseguenze importanti dal punto di vista comportamentale e psicologico.

Se il cane, quindi, non è esposto a stimoli appropriati durante questi periodi, non potrà essere in grado di sviluppare correttamente il giusto repertorio comportamentale. Inoltre, il mancato confronto con stimoli nel periodo dello sviluppo, in cui i cuccioli sono nettamente più ricettivi, determina da adulti una risposta comportamentale deficitaria e patologica alle informazioni sensoriali e ambientali cui sono sottoposti.

La sindrome da privazione sensoriale nel cane

Patrick Pageat ha descritto ben tre quadri clinici corrispondenti a livelli differenti di deficit nella risposta.


STADIO 1: il cane dimostra un’incapacità a tollerare il contatto con uno o più stimoli perfettamente identificabili. La risposta alla stimolazione è espressa tramite la fuga, la necessità di nascondersi, aggressività da paura o da irritazione. L'assenza di una sopportazione agli stimoli porta il cane a rifiutare di uscire dalle mura domestiche o di cercare di ritornare a casa in fretta. I proprietari lamentano, infatti, problemi di natura igienica poiché i loro cani tendono a ritornare a casa per sporcare!


STADIO 2: il cane mostra segni d’inibizione e attività di sostituzione, che risultato presenti a uno stadio cronico. In particolare, si osserva che è il comportamento esplorativo a essere particolarmente compromesso. Il cane, infatti, mostra un'esplorazione statica o una postura di attesa in cui tiene le zampe unite, il collo teso, le orecchie piegate e la coda tra le zampe. Tale postura finisce per essere presentata dal cane all'inizio di ogni sequenza comportamentale. L'inibizione, caratteristica di questo quadro clinico, si osserva anche nell'assunzione dei pasti. L'esplorazione è talmente compromessa, che i proprietari lamentano che i loro cani all'interno della casa tendono a percorrere sempre gli stessi tragitti e che qualsiasi cambiamento è sufficiente a determinare attacchi di panico. Tale inibizione può determinare nel cane un'attività di sostituzione come un autoleccamento localizzato a livello di arti, fianchi e coda con formazione di piaghe.


STADIO 3: caratterizzato dalla totale scomparsa del comportamento esplorativo e di ogni attività ludica. Il cane è talmente inibito che rimane accucciato, di solito senza dormire, in un angolo da cui esce solo la notte per andare a mangiare. I comportamenti eliminatori non sono mai controllati dal cane, che tende a sporcare a solo qualche metro di distanza da dove dorme e si rifugia. A questi sintomi abbastanza tipici si aggiunge, anche, un caratteristico disturbo del sonno: il cane si risveglia di soprassalto dopo 20-30 minuti dal momento in cui si è addormentato. I risvegli sono tipicamente associati a minzioni.


Questo disturbo comportamentale può nascere in qualsiasi tipo di cane e razza, ed è strettamente connesso alla modalità di allevamento del cucciolo soprattutto nel suo primo sviluppo (0-3 mesi). Pertanto la prevenzione spetta agli allevatori che devono essere particolarmente attenti a fornire gli stimoli necessari ai cuccioli prima che siano adottati, in modo che li rendano capaci di adeguarsi e interagire con naturalezza, senza traumi, in un ambiente molto più complesso che è quello famigliare e urbano. Bisogna dire, però, che oltre al contributo che deve dare l'allevatore, i proprietari dovranno continuare ad abituare il cucciolo sempre in modo graduale a differenti stimoli, in modo tale che quando diventerà adulto avrà sviluppato i giusti repertori comportamentali.

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