Vocabolario canino

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E’ il nome prescelto dall’allevatore per identificare il suo allevamento.
L’ambio è una varietà di movimento particolare del cavallo: è contraddistinta da un’andatura con passo laterale in due tempi in cui gli arti di ciascun lato (destro e sinistro) si muovono contemporaneamente in avanti e indietro determinando un movimento ondulante del corpo del cane denominato passo di cammello. In alcune situazioni è l’andatura caratteristica.
Indica il taglio della coda.
Articolazione degl’arti sia posteriori che anteriori.
Indica la coda molto tagliata o gli esemplari nati senza coda.
pelo con macchie nere su fondo bianco
Qualifica prestigiosa per il pastore tedesco.
Zona toracica racchiusa tra gli arti anteriori e lo sterno.
È un tipo di chiusura della bocca: è presente quando la parte anteriore degli incisivi inferiori coincide con la parte interna degli incisivi superiori, con i denti allineati perfettamente.
È un tipo di chiusura della bocca: è presente quando il contorno degli incisivi inferiori coincide con il contorno degli incisivi superiori.
Indicano il verso degl’arti quando il cane si trova in posizione orizzontale; gli arti vengono valutati di profilo e di fronte. Essi non si trovano in perfetto appiombo quando sono al di fuori della verticale, se arcuati o deviano indietro. Avere gli appiombi corretti è necessario nei concorsi cinofili.
Specie che si è originata ed evoluta in un dato territorio o vi è immigrata da molto tempo autonomamente.
Ogni razza di animale presentata la sua aggressività in base al suo Istinto naturale e che varia da individuo ad individuo ed in base alle esperienze fatte. In un cane di razza correttamente selezionato ed educato nel modo giusto lì aggressività non è motivo di preoccupazione. Deve essere però gestita con intelligenza dai padroni e dagli addestratori, cioè non accentuata artificialmente o sfruttata in modo errato. Gli standard di numerose razze specificano nelle caratteristiche caratteriali l’assenza di una marcata aggressività. Inoltre, l’aggressività dei cani si presenta con posture simili ed inconfondibili, le differenze stanno nelle motivazioni che sono o di attacco o di difesa.
L’Agility è uno sport cinofilo che prevede una serie di prove su un percorso a ostacoli. In questa attività il conduttore e il cane lavorano insieme e quest’ultimo dimostra la sua agilità, prontezza e capacità nel seguire le indicazioni della persona che lo guida (conduttore). L’agility è una disciplina riconosciuta dai principali enti cinofili e si svolgono campionati nazionali ed internazionali. Questa disciplina racchiude una buona armonia tra il cane e il suo conduttore e porta a una intesa perfetta tra i due.
Il profilo di ogni cane può presentarsi differente e questa varietà è denominata alloidismo: può essere dritto, concavileneo (incavato) o convessilineo (bombato o arcuato).
Ogni cane può presentare una diversa varietà di movimento: passo, galoppo, ambito e trotto. Queste possono essere saltate o camminate.
L’intervallo di tempo in cui la femmina va in calore ed è pronta per accoppiarsi con il maschio e proliferare.
A differenza dell’uomo, i cani sudano soltanto in circa il 25% della pelle: i polpastrelli. Quando sta risentendo della fatica svolta, è affannato o sta soffrendo molto il clima caldo, per recuperare le forze e rimettere in equilibrio la temperatura corporea, lascia pendere la lingua in modo tale che la saliva, vaporando, svolga una funzione refrigerante del sudore.
Totale mancanza della coda.
L’avambraccio è la parte della zampa racchiusa tra il piede e il gomito. È lungo pressappoco quanto il braccio ed è in appiombo naturale al terreno. La sua struttura muscolare ha come base anatomica due ossa: il radio e l’ulna. L’avambraccio, per essere sano, deve possedere un’ossatura tonica.
Da notare l’uso del verbo “addomesticare”. Di derivazione latina, il verbo nasce da “domesticus”, che significa “appartenente alla casa”. La parola stessa ci suggerisce, quindi, che “addomesticare un animale” vuol dire qualcosa di più che “renderlo sottomesso ai nostri bisogni” o “assoggettarlo alle nostre volontà”, bensì indica la possibilità di farlo entrare nella casa e, quindi, nei luoghi prettamente umani, con il quale l’uomo, negli anni, ha istaurato un rapporto tipicamente affettivo e non solo utilitaristico.

Oggi il cane ha anche un ruolo, a mio avviso fondamentale, di amico e compagno di vita e di avventure. A prescindere dalla razza, dalle dimensioni e dalle attitudini, nella società odierna il cane deve essere considerato soprattutto un compagno e un collaboratore, che non solo ci aiuta, ma ci offre anche un amore e una dedizione incondizionati. Il cane non svolge più solo funzioni di guardia, difesa e aiuto nella caccia, ma svolge anche compiti di poliziotto, di soccorritore per persone sepolte sotto le valanghe o le macerie, di guida e assistenza per non vedenti e disabili. In cambio, ci chiede poco o niente, in sostanza di vivere in modo consono alla sua natura e alle sue esigenze, ma queste ultime non consistono solo in una sana e giusta alimentazione, di un rifugio caldo dove dormire, ma comprendono anche, e prima di tutto, il rapporto affettivo.

Le tre parole sono diverse, pur avendo principi di base comuni. Educare deriva dal verbo latino educere, che significa in prima battuta portar via, portare oltre, poi anche tirar fuori e non deve essere confuso con il verbo latino educare che significa nutrire, allevare: questi due verbi latini hanno la stessa radice, ma esprimono due sensi diversi, appartenenti a due aree apparentemente distinte, che nel verbo italiano fondono il loro duplice senso. Sembrerebbe quasi che non ci possa essere istruzione senza cura, come già aveva sostenuto Platone, e che un educatore debba prima di tutto essere, nell’educare gli altri, un buon dispensatore di cure, affetto e di alimentazione, oltre al fatto che colui che educa, inevitabilmente, nutre la mente.

Il significato originale ed etimologico della parola educazione viene dal latino e-ducere, che significa letteralmente condurre fuori, quindi liberare, far venire alla luce qualcosa che è nascosto. S’intende il processo attraverso il quale l'individuo riceve e impara quelle particolari regole di comportamento, che sono condivise nel gruppo familiare e nel più ampio contesto sociale in cui è inserito. Può essere, anche, definita come l'atto, l'effetto dell'educare o come buona creanza, modo di comportarsi corretto e urbano nei rapporti sociali.

Entrambi i significati delle tre parole sottintendono un condizionamento attivo di qualsiasi individuo pensante, ma letteralmente nel nostro caso far venire alla luce qualcosa che è del cane, affinché lo stesso abbia un comportamento ben preciso, voluto dall'uomo. Chiariamo che intendiamo per "educazione" un condizionamento attivo che porti il nostro amico a convivere con la società in cui lo abbiamo portato a vivere (la nostra famiglia e, in modo più esteso, la società civile in cui noi, esseri umani, viviamo). Poi non bisogna, infatti, incorrere nell’errore - spesso frequente - di considerare il cane “ solo un cane “ o tantomeno un giocattolo da prendere e lasciare a proprio piacimento: è un essere vivente con una sensibilità molto elevata e che sta percorrendo un cammino evolutivo nel quale l’uomo svolge un ruolo preponderante.

Quando un cane è mordace, aggressivo, in sostanza “ cattivo”, non vi è dubbio che questo atteggiamento innaturale sia derivato da un comportamento violento o inadeguato da parte dell’uomo. Un cane tenuto costantemente legato, con poche possibilità di movimento e talora costretto a svolgere le sue funzioni fisiologiche in prossimità della ciotola del cibo, tenuto da solo e senza amore, perde le caratteristiche psichiche di equilibrio che gli sono naturali e, passando attraverso una profonda sofferenza e una altrettanto profonda paura, nella sua mente i conti “ non tornano “ più, perché colui che nella memoria atavica della specie canina è classificato come un amico, improvvisamente si trova a essere un nemico fonte delle sue sofferenze.